Il Trattato modificativo europeo è stato addottato dal vertice europeo del 18 e 19 ottobre e sarà firmato il 13 dicembre dai 27 paesi membri dell’Unione europea, per essere poi ratificato dai singoli paesi entro le elezioni europee del giugno 2009. Il nome è cambiato ma nelle centinaia di pagine del nuovo progetto rimangono i punti saldi che i francesi e gli olandesi avevano bocciati nella primavera del 2005. a partire dal «rispetto per l’economia aperta di mercato dove la concorrenza è libera». In un appello unitario alla mobilitazione lanciato in Francia da chi aveva animato la campagna per il no al trattato costituzionale [Attac, Fondation Copernic, Partito comunista, coordinamento nazionale dei collettivi antiliberisti, Confédération paysanne…] viene denunciato il fatto che questo nuovo trattato rispolvera gli aspetti più contestati del trattato costituzionale europeo: «I servizi pubblici rimangono sottomessi alle regole della concorrenza. Il riferimento alle ‘eredità religiose’ è mantenuto. Nessun ostacolo al miglioramento delle regole sociali è stato tolto. Le politiche ambientali sono sterilizzate da scelte economiche ultra-liberiste». E’ venuta meno solo la dimesione simbolica: non si parla più di Costituzione, né di inno europeo. La fortezza invece rimane intatta. «L’Unione – si legge nel nuovo testo – offre ai suoi cittadini uno spazio di libertà, di sicurezza e di giustizia senza confini interni, in cui è assicurata la libera circolazione delle persone, con misure appropriate in materia di controllo dei confini esterni, di asilo, di immigrazione, così come di prevenzione contro la criminalità e di lotta contro questo fenomeno». E questa volta, niente referendum: anche in Francia il testo dovrebbe essere approvato per vie parlamentari.
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