La sicurezza secondo Amato

«Disposizioni in materia di misure di prevenzione, tutela della sicurezza dei cittadini, ordinamento giudiziario e di contrasto della illegalità diffusa». Un titolo inquietante per il disegno di legge che verrà presentato il 23 ottobre in consiglio dei ministri. A leggerne la bozza c’è da restare a bocca aperta. Pare impossibile che un uomo che ha fatto del diritto e del suo insegnamento, la propria caratteristica principale, come il professor Giuliano Amato, oggi ministro dell’interno, abbia potuto elaborare un testo così rozzo da demolire l’immagine di «Dottor Sottile», guadagnata in tanti anni di onorato servizio. Se si eccettua per alcune disposizioni relative alla grande criminalità organizzata – si rende più veloce il sequestro e il riutilizzo dei beni confiscati – il testo sembra parlare alla pancia del paese fornendo risposte tali da stravolgere lo stato di diritto, violando principi di carattere costituzionale.

Si individuano «allarmi sociali» e si rendono non solo più severe le pene ma si lasciano maggiori spazi di discrezionalità alla loro punibilità. La contraffazione di marchi, l’introduzione in Italia di prodotti contraffatti»e il loro commercio possono essere puniti ad esempio con una pena che va da 1 a 6 anni, che aumenta – da 2 a 8 – in caso di «ingenti quantità». Se poi le merci suddette sono vendute in strada, si rischiano altri 6 mesi di galera. Il ripristino della «legalità» in caso di occupazione anche parziale di strade urbane, diviene potere del sindaco. Strade libere e «decoro urbano», sotto questa fattispecie si introducono reati punibili d’ufficio (writers attenti) validi anche, forse soprattutto per chi è costretto in condizioni di degrado. Nel generico calderone della illegalità diffusa, si difendono i bambini indotti o utilizzati per accattonaggio togliendo la patria potestà ai genitori – se questi ne sono i responsabili – e con una pena che va da 6 mesi a 3 anni. Prima al massimo la pena era di 1 anno. Che fine faranno le mamme rom che mendicano con i bambini in braccio? Polizia municipale e giudiziaria condivideranno i propri database, ma avranno anche l’opportunità di agire congiuntamente, anzi la polizia municipale avrà ampi spazi per poter intervenire in ambito di ordine pubblico, all’interno dei piani coordinati di controllo del territorio (definizione quanto mai ambigua).
Le funzioni di coordinamento, rendono enormi i poteri dei sindaci e dei prefetti. Ai primi è data facoltà di intervenire per prevenire ed eliminare: “gravi pericoli che minacciano l’incolumità e la sicurezza urbana dei cittadini, ovvero che arrecano un grave pregiudizio al decoro urbano”. L’esecuzione degli interventi è demandata al prefetto che può agire anche qualora il sindaco si dimostri inattivo. Il ruolo dei prefetti diviene preponderante in caso di espulsione di cittadini stranieri, anche comunitari. Utilizzando un altro termine estremamente discrezionale «pubblica sicurezza» I motivi che possono portare ad un espulsione – con vincoli al reingresso – non riguardano reati commessi ma «sono imperativi quando il cittadino dell’Unione europea o un suo familiare, qualunque sia la sua cittadinanza, abbia tenuto comportamenti che compromettono la tutela della dignità umana o dei diritti dei cittadini ovvero l’incolumità pubblica tali da destare allarme sociale rendendo la sua permanenza sul territorio nazionale incompatibile con l’ordinaria convivenza».

Un pacchetto di norme in cui le responsabilità non sono più individuali ma «familiari», destinato a combattere rom in particolare, poveri in generale. Le modalità di espulsione sono sottratte – ricorso a parte – a qualsiasi tribunale. Cattive nuove anche per chi si reca allo stadio: si inaspriscono le pene per chi viene trovato in possesso di oggetti ritenuti pericolosi e atti ad offendere. Peccato che si considerino alla stessa stregua vernici, fuochi artificiali, fumogeni, bastoni e mazze. Di queste ultime se ne vendono spesso anche negli autogrill, anche con simpatiche scritte del tipo «dux».
Se queste norme venissero approvate – fortunatamente dovranno passare in parlamento – prefetti e sindaci si ritroverebbero a poter intervenire con autorità e strumenti enormi per tutelare il proprio consenso. Espellere cacciare, combattere i poveri e non la povertà, curare il decoro urbano più che le persone, è questo che ci aspetterebbe nel prossimo futuro da partito democratico.
Stefano Galieni

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