Sicurezze terrorizzanti

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L’amministrazione penitenziaria britannica ha annunciato mercoledì che due prigioni saranno «riservate» ai detenuti stranieri. Il carcere di Bullwood Hall, nell’Essex, e quello di Canterbury, secondo quanto ha spiegato il governo britannico, saranno l’anticamera blindata per facilitare le espulsioni dal Regno unito. In Francia, martedì, il senato ha approvato in via definitiva la nuova legge sull’immigrazione che contiene il contestato test del Dna per i ricongiungimenti familiari dei migranti. In Italia, il ministro dell’interno Giuliano Amato ha presentato in consiglio dei ministri il suo ennesimo pacchetto sicurezza. Rinviato alla prossima riunione del governo, il «pacchetto» contiene, tra le altre cose, l’aumento dei poteri dei prefetti per rendere più spedita la procedura di espulsione. Il governo Prodi, almeno nella sua parte «riformista» è quindi in buona compagnia.
La Francia e la Gran Bretagna, per molti anni, sono stati indicati come due modelli diversi e per certi aspetti divergenti, di gestione delle politiche di immigrazione e «integrazione». L’Italia, senza esperienza in questo campo se non le discriminazioni subite da milioni di emigranti italiani in tutto il mondo, ha guadato a entrambi. Il più delle volte ha scelto, però, di sbagliare in modo originale. Ora non più. Grazie a una lunga strategia di arrocco, iniziata alla fine degli anni novanta, amplificata e legittimata dalla «guerra al terrorismo», le politiche dei grandi paesi europei stanno finalmente convergendo. Dovranno solo accordarsi meglio per decidere i turni di ronda sulle mura e chi debba sollevare il ponte levatoio.

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