Si annuncia affollata, la riunione aperta del comitato promotore della manifestazione del 20 ottobre che si terrà nei prossimi minuti qui, nella nuova redazione di Carta. Ci saranno naturalmente gli organizzatori del corteo, a cominciare dai tre giornali [il manifesto, Liberazione e Carta] che pubblicarono l’appello iniziale, ai primi di agosto, e che hanno poi sostenuto per due mesi e mezzo l’iniziativa, e anche rappresentanti di partiti, associazioni e movimenti che hanno partecipato all’organizzazione. Ma ci saranno anche molti di quelli che non hanno aderito alla manifestazione per diversi motivi. Già, perché il successo della manifestazione, i suoi toni, il senso che ha trasmesso sono stati tali da permettere, a coloro che l’hanno proposta e organizzata, di pensare che è possibile non solo stabilizzare, ma allargare la rete di relazioni che, a Roma come ovunque in Italia, si è creata. Infatti, l’idea è di proporre una vera e propria campagna: nelle città e nei territori chi ha lavorato al 20 ottobre incontri il maggior numero possibile di associazioni, movimenti e reti sociali, per proporre loro un lavoro comune di indagine, sui rispettivi territori, e di elaborazione di un «programma». Quel che la società organizzata, e la sinistra sociale, vogliono fare per cambiare questo paese: il tutto, basato su esperienze, lotte e sperimentazioni di cui c’è in giro una grande abbondanza su molti versanti: il lavoro e la pace, l’ambiente e la critica dello sviluppo, i diritti civili e la critica al patriarcato, la tutela dei beni comuni e l’opposizione alla speculazione immobiliare, e così via.
Dunque, «carovane» che percorrano l’Italia per ascoltare la voce della società e dei movimenti e, come traguardo di questo lavoro, una grande assemblea nazionale. Questa è grosso modo la proposta che gli organizzatori della manifestazione faranno a tutti. E se ne discuterà in modo aperto e, come è stato nei mesi prima del 20 ottobre, in modo informale, con i tre giornali a fare da garanti, per così dire, delle pari opportunità di tutti coloro che partecipano all’impresa.
Da chiarire sarà il rapporto in particolare con i partiti della sinistra. L’opinione corrente, nel Comitato 20 ottobre, è che non si debbano sovrapporre – come fossero la stessa cosa – la campagna che si propone e il processo con cui i quattro partiti [Rifondazione, Sinistra democratica, Comunisti italiani e Verdi] tentano di rafforzare i legami tra di loro. Si pensa che vi sia per un verso una diffidenza, in molti movimenti sociali, nei confronti della politica dei partiti, che va affrontata, dibattuta senza ipocrisie; anche perché, seconda notazione, è la stessa democrazia rappresentativa ad essere in crisi, e dunque il senso di tutto quel che si fa, prima e dopo il 20 ottobre, è di cercare nuove vie dell’espressione democratica; terzo, che molte aree sociali in movimento non sono riassumibili nella parola «sinistra», ad esempio i movimenti comunitari, fatti di cittadini di tutte le tendenze. Perciò ai partiti si proporrà semplicemente di partecipare al secondo tempo del 20 ottobre come pari tra pari, avendo in più la responsabilità di mantenere una coerenza tra il loro ruolo istituzionale e lo stare nella società che si organizza.
Ancora, il comitato promotore proporrà con ogni probabilità di considerare come proprie diverse mobilitazioni già organizzate nel prossimo futuro. In particolare: il controvertice Other Earth/altraenergia organizzato in occasione del World Energy Council all’inizio di novembre a Roma; la manifestazione che chiede verità e giustizia per Genova, il 17 novembre; la manifestazione nazionale del movimento italiano per l’acqua, il primo dicembre; la manifestazione internazionale contro le basi militari e contro la guerra a Vicenza, a metà dicembre; la giornata di mobilitazione planetaria promossa per il 26 gennaio dal Forum sociale mondiale. La parola d’ordine è: noi ci saremo.
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