I sindacati sono sorprendenti. Non hanno partecipato alla manifestazione del 20 ottobre «in odore», a loro giudizio, di anti governativismo e poi infilano uno dopo l’altro tre giorni di scioperi nel pubblico impiego, nella scuola e nell’università. Non che lo sciopero non sia sacrosanto. Ma è troppo chiedere perché il 20 ottobre non si sarebbe potuto essere contro il governo [ammesso che qualcuno avesse voluto] e si può invece essere contro la finanziaria del governo per ben tre giorni consecutivi? Misteri del sindacato che giriamo al segretario della Flc Cgil Enrico Panini che tra l’altro, dal palco, a conclusione della manifestazione della scuola di sabato scorso ha detto che la manifestazione era per «ricordare alla politica e al Paese che ci sono problemi non rinviabili e anche testimoniare la rabbia crescente dei lavoratori contro scelte sbagliate e dannose per il lavoro e per la scuola pubblica». Sottoscriviamo. Ancor più quando ha aggiunto che quel giorno in piazza non c’erano «né bamboccioni né fannulloni né bulli» ma «donne e uomini capaci e responsabili, che pretendono risposte, non promesse né tanto meno appellativi inaccettabili». Replica, in tono minore con lo sciopero di università e ricerca di oggi. Il problema dei problemi è la valanga di ricercatori precari, ampiamente [auto]rappresentati nel corteo del 20 ottobre e una finanziaria che, come quella del 2007, promette poco e non mantiene nulla. Replicano oggi gli studenti che, come nella protesta del 12 ottobre scorso, chiedono al governo di mantenere le promesse di stabilizzazione e di rimangiarsi la legge sul numero chiuso all’università che non garantisce l’accesso e la legalità.
Tags assegnati a questo articolo: lavoro, università, precarietà






