Mattina presto ai blocchi. Cronaca No Dal Molin

Quando arriviamo all’ingresso dell’aeroporto Dal Molin i primi raggi di sole iniziano a riscaldare le spalle di chi ha fatto il turno di notte. Qualcuno è ancora in tenda per recuperare un po’ di ore di sonno, altri si affrettano verso le signore che arrivano portando da casa caffè bollente e biscotti.
Saremo una cinquantina di persone, giovani e meno giovani. Il blocco è più organizzato della sera prima: sono state piantate nuove tende e le bandiere della pace sventolano dai muri che segnano il confine con l’aeroporto. Disposti in cerchio con le sedie, leggiamo la rassegna stampa. Si parla di noi, su alcuni giornali. L’atmosfera è tranquilla e familiare. Tuttavia, dopo la partecipata assemblea di ieri sera, speravamo di essere molti di più stamattina. «Quel che conta in questa nostra azione è il numero», sul megafono, un adesivo no Dal Molin. Martina parla con voce decisa: «Ci potrebbero sgomberare in qualsiasi momento, ed è fondamentale essere in tanti per dimostrare che possiamo resistere. Domattina – aveva detto – prima di andare al lavoro, venite qui. Sappiamo che è dura, ma dobbiamo fare tutti un sacrificio».
Stamattina, pur non essendo numerosissimi, in diversi arrivano per dare il cambio a chi ha dormito ai blocchi. Le macchine che devono entrare all’aeroporto fanno lo slalom tra le sedie e i bidoni usati per fare il fuoco. E intanto, da dentro il Dal Molin, c’è qualcuno che ci tiene d’occhio. La torretta dell’aeroporto è proprio sopra al picchetto no Dal Molin. Guido cerca di comunicare con i militari di turno. «Ragazzi? Ci siete? Come và lassù?», grida. Nessuna risposta. Ma ieri sera qualcuno era riuscito a fare quattro chiacchere con chi era di guardia. Destino comune, per diversi obiettivi. «Sono stati anche simpatici – commenta Piero – Ieri abbiamo parlato a lungo».
Mentre qualcuno insiste con questi tentativi di comunicazione, intanto, dall’altra parte, le donne del Presidio commentano quando successo a Franceso Pavin [investito da un militare] la prima sera dell’azione. A chi durante l’assemblea aveva proposto di andare a trovarlo in ospedale, Martina aveva risposto sicura: «Conoscendolo, sono certa che sarebbe più felice di sapere che siamo qui ai blocchi». Domani [venerdì] sarà l’ultimo giorno dei blocchi, che si concluderanno con un «happening» serale organizzato dai no base. Poi, il movimento ha deciso di darsi un po’ di tempo per decidere quali azioni «creative ed efficaci» – sottolineano i presidianti – organizzare nei prossimi giorni. «Ci aspetta una grande manifestazione europea. Dobbiamo coordinarci per gestire al meglio le forze e organizzare questo grande evento», ricorda Marco. Intanto, arriva la notizia che anche stamattina i lavori di bonifica all’interno dell’aeroporto sono stati interrotti. Un’altra piccola vittoria per i presidianti. La notizia del blocco delle bonifiche al Dal Molin giunge poco prima di quella dell’elicottero statunitense precipitato nel trevigiano provocando cinque morti (tutti militari americani), che lascia tutti con l’amaro in bocca. «E’ un fatto gravissimo – commenta un signore, – che ci sprona a continuare con i blocchi e a manifestare con determinazione per la pace». Chi può si ferma diverse ore ai blocchi e trascorre la mattina davanti all’ingresso dell’aeroporto civile. Danilo è tra questi, si siede e chiacchiera con i compagni di picchetto. Con i suoi 75 anni, è benvoluto da tutti quelli del Presidio, per la determinazione con cui lotta contro la base. Per farlo, sceglie il più compromettente strumento della resistenza non violenta: lo sciopero della fame. Da ieri pomeriggio ha iniziato un nuovo sciopero (già la scorsa primavera aveva digiunato per 41 giorni) di protesta.
Nel frattempo, Luca prende la bicicletta e si allontana. Immaginiamo voglia tornare a casa per riposarsi un po’. Anche Vittorino ha deciso di andare via, ma per un buon motivo. «Ragazzi, è ora di pranzo! Io vado a preparare il sugo, intanto voi mettete su l’acqua!». Mentre lui si avvia verso la macchina, ecco che torna Luca, in sella alla sua bicicletta, con un sacchetto appeso al manubrio. «Sono andato fino al Presidio permanente – racconta sorridendo – ho portato qui i giochi, così ci divertiamo un po’». Apre il sacchetto e vedo le palline colorate e le clave da giocoliere. I funamboli della pace mettono in scena il loro spettacolo.

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