Sostiene l'Enel, con Galan, che una centrale a carbone restituirebbe il Delta del Po «al primato della natura». I «liberi cittadini» non sono d'accordo»
DUE GIORNI prima di Natale, il 23 dicembre, si è realizzato il «grande sogno di un delta del Po riconsegnato integralmente al primato della natura»: sono parole del presidente della regione Veneto, Giancarlo Galan, che quel giorno ha sottoscritto con l’Enel un accordo per «riqualificare sotto il profilo ambientale» l’area del Polesine, riconvertendo a carbone la centrale elettrica di Polesine Camerini, nel comune di Porto Tolle [provincia di Rovigo]. Per l’Enel –ma a sostenerlo sono anche i primi tre produttori mondiali di generatori di elettricità e cioè Alstom, Siemens e General electric–il carbone inquinerebbe meno dell’olio combustibile.
Anche se, per ora, non ci sono documenti o dati che lo dimostrano, come spiegano quelli del comitato «Cittadini liberi» di Porto Tolle. Il comitato sostiene che la centrale inquinerebbe ancora meno, se invece andasse a gas: «Ci siamo costituiti in comitato nel 2002, appena siamo venuti a conoscenza dei rischi derivanti da una possibile riconversione della centrale a ‘orimulsion’» spiega il rappresentante Giorgio Crepaldi. «Orimulsion» sta per «emulsione dell’Orinoco», è una miscela di catrame e acqua altamente inquinante, che dal Venezuela sarebbe dovuta arrivare fino alla centrale in nave. Un’operazione già tentata nella centrale Enel del Sulcis in Sardegna nell’estate del 1993, e che terminò con un’inondazione di catrame sulle spiagge. Grazie alla mobilitazione del Comitato di Porto Tolle [che ha raccolto duemila firme] l’Enel ha abbandonato il «progetto Orimulsion». E al suo posto si è inventata il «progetto carbone». Continua Giorgio Crepaldi: «Per il carbone, come per l’orimulsion, abbiamo formulato e motivato osservazioni contrarie, che ora sono sul tavolo della commissione di valutazione di impatto ambientale del ministero».
Nel frattempo la centrale continua ad essere alimentata da olio combustibile. I «Cittadini liberi» hanno presentato numerosi esposti alla Procura di Rovigo, segnalando «ricadute al suolo di sostanza oleosa nelle proprietà limitrofe alla centrale», proprio come in Sardegna. È in corso un importante processo contro l’Enel, che vede due ex amministratori delegati e due direttori dell’impianto chiamati a rispondere delle «ricadute oleose» su un territorio che fa parte del Parco del delta del Po [dichiarato patrimonio mondiale dell’umanità dell’Unesco]. La sentenza dovrebbe arrivare entro marzo.
«Alla base della nostra mobilitazione c’è il bisogno di vedere tutelata la nostra salute – spiega ancora Giorgio Crepaldi – ma c’è anche la consapevolezza che il territorio in cui siamo nati e viviamo merita più considerazione, per la particolarità dell’ambiente e per le risorse che offre nell’agricoltura ortofrutticola di qualità, nella pesca sia pregiata d’altura che nei bassi fondali, e per il turismo».
L’alternativa proposta dal comitato, ossia il gas, non produce ossidi di zolfo né «nanoparticelle», responsabili di tumori anche mortali, accertati sugli operai della centrale e sugli abitanti di Polesine Camerini impiegando la «microscopia elettronica a scansione ambientale», la stessa usata sui militari italiani di ritorno dall’Afghanistan e dall’Iraq per rilevare tracce di uranio impoverito. Per funzionare la centrale utilizzerebbe, ogni anno, 5 milioni di tonnellate di carbone. Il «coke» arriverebbe a destinazione con una serie di passaggi che iniziano dal trasporto su una nave oceanica, la Panamax; da lì, il materiale verrebbe scaricato su una grande «nave deposito», una «storage», a largo di Porto Levante; dalla quest’ultima partirebbero sette chiatte, che finalmente porterebbero il carbone, risalendo il Po, fino alla centrale.
Al ritorno le chiatte si dovrebbero caricare di scorie: fanghi, gesso e ceneri prodotte dalla centrale e pronte per essere smaltite [ad esempio nei cementifici], ma le destinazioni non sono state ancora rese note. Per la Centrale sarà necessario anche l’ampliamento della darsena e della banchina del porto, perché serve più spazio per le chiatte, per i nastri che trasporteranno i residui di lavorazione e per i depositi. Altro che primato della Natura.






