E' intitolato ad Archimede il progetto che vuole fare del Val di Noto un colabrodo. «La texana Panther Eureka» ha già iniziato a scavare, grazie alla Regione Sicilia
NON CHIAMATELA VALLE. Come spiegano con pazienza gli abitanti, il Val di Noto si chiama così perché è un vallo, uno dei tre [con il Valdemone e il Val di Mazara] in cui gli arabi divisero la Sicilia. Un territorio splendido, tanto da essere stato definito nel 2002 «patrimonio mondiale dell’umanità» dall’Unesco. Sparse per il vallo s’incontrano chiese e palazzi, grandi opere d’arte, espressione dell’architettura del tardo barocco.
Dopo il terremoto del 1693, uno dei più devastanti che la Sicilia abbia conosciuto, le città del vallo furono ricostruite sopra o accanto ai resti di quelle distrutte. Ma questa «impresa collettiva di valore universale eccezionale», come dice il riconoscimento dell’Unesco, rischia di sparire: il 31 marzo del 2004 la Regione Sicilia ha venduto il vallo ai petrolieri americani della Panther Resources Corporation di Houston [Texas]. Il decreto, firmato dall’assessore all’industria Marina Noè [dell’Udc] dava il via alla ricerca e all’estrazione nella zona di idrocarburi liquidi e gassosi.
Questo meraviglioso territorio conosce già l’industrializzazione selvaggia, tanto da essere chiamato anche «triangolo della morte»: i tumori e le malformazioni infantili sono causate dai veleni sputati dai petrolchimici di Priolo e di Augusta [di proprietà della Erg]. Le trivelle hanno ottenuto il via libera anche in altre zone della Sicilia: in alcuni comuni in provincia di Catania, Enna e Messina i permessi sono stati concessi alla Sarcis Spa; in altri comuni in provincia di Catania e di Enna invece scaverà l’Edison, mentre nella zona di Ragusa a perforare sarà l’Eni.
Le trivelle della Panther Eureka, la società costituita per l’occasione, hanno iniziato il loro lavoro nel vallo nel luglio del 2005. La superficie interessata dalle perforazioni si estende per 747 chilometri quadrati. «Così, la Sicilia ha lasciato nel cassetto un Piano energetico regionale di cui aveva commissionato lo studio, e su cui si sarebbe potuto lavorare per allinearsi alle direttive europee sulle fonti rinnovabili», spiega Paolo Pantano, portavoce del comitato contro le trivellazioni gas-petrolifere in Sicilia e per le energie rinnovabili.
Per sei anni la Panther ha ottenuto permesso, si legge sul testo della concessione, di «coltivare i giacimenti degli idrocarburi liquidi e gassosi che ver-ranno scoperti a seguito delle ricerche compiute», nonché di «costruire, esercitare e mantenere un sistema, parziale o completo, di serbatoi e condotte, allo scopo di raccogliere e conservare gli idrocarburi grezzi e di trasportarli dai campi di produzione ai centri di utilizzazione, raffinazione ed esportazione». Ma i comuni del vallo [sono otto: Palazzolo Acreide, Scicli, Modica, Ragusa, Militello Val Di Catania, Caltagirone, Catania e Noto] alla fine di gennaio di quest’anno, dopo anni di lotte insieme a comitati e associazioni, hanno approvato un ordine del giorno per bloccare le trivelle.
Le trivelle si sono fermate, per il momento, e questa è già una piccola grande vittoria, «anche se non significa che abbiamo vinto del tutto», commenta Paolo Pantano, e spiega: «I comuni hanno potestà normativa e regolamentare solo sulla superficie del suolo. Il sottosuolo, quello che interessa le trivelle, fa parte del patrimonio della Regione».
Secondo una recente ricerca dell’Agip, la Sicilia custodisce, nel suo sottosuolo, 3 miliardi di barili di petrolio greggio e almeno 100 milioni di metri cubi di gas metano: una ricchezza che fa gola a molte multinazionali del petrolio ma che rischia di colpire a morte un ambiente già ferito. Lo stop alle trivelle, per esempio, è una boccata d’ossigeno per il fiume Tellaro, che sfocia nella riserva naturale di Vendicari, preziosa «piazzola di sosta» per gli uccelli ac-quatici, che lì si riposano prima di riprendere il volo verso le coste africane.
Resta il timore che la Panther possa scavalcare l’ordine del giorno dei comuni e rivendicare il permesso di ricerca della Regione, che da parte sua non vorrà rinunciare al 7 per cento delle royalty ricavate dall’estrazione degli idrocarburi. Soprattutto se a vincere le prossime elezioni in Sicilia sarà, di nuovo, il centrodestra. Ma non è detto…
Tags assegnati a questo articolo: ambiente, energia, beni comuni, sicilia






