QUANTI RIGASSIFICATORI ospiterà la Puglia? Uno? Due? A Brindisi o a Taranto? In questi mesi le associazioni ambientaliste, i comitati territoriali e le reti locali hanno assistito a una lunga partita di ping-pong che si sta ancora giocando. Quale che sia il vincitore la pallina è un pericoloso aggeggio: un rigassificatore, cioè uno stabilimento che fa paura a tutti, data l’immensa quantità di gas che è in grado di lavorare e stoccare.
E’ di queste ultime settimane la polemica divampata tra il Wwf e Legambiente a proposito delle dichiarazioni rilasciate il 20 aprile da Roberto Della Se- ta, presidente nazionale di Legambiente, nel corso di una assemblea organizzata nel circolo Legambiente di Taranto. L’assemblea pubblica doveva documentare le criticità e le positività dell’eventuale insediamento del rigassificatore a Taranto. Nel corso dell’in- contro, tra l’incredulità dei presenti, Della Seta «benedice» la costruzione del rigassificatore a Taranto, spiegando che la città non avrebbe una vocazione turistica come quella di Brindisi.
Legambiente smentisce subito con un comunicato.
L’associazione, si legge, «si rifiuta di partecipare al dibattito sulla localizzazione con posizioni aprioristicamente contrarie o favorevoli. La nostra posizione ufficiale è stata chiaramente espressa e ufficializzata sia a livello cittadino che regionale, nell’ambito delle osservazioni da noi presentate al piano energetico ambientale regionale e che allo stato sono il documento ufficiale di Legambiente sull’argomento, consegnato all’assessore regionale Losappio».
Peccato che Michele Losappio quella mattina del 20 aprile confermava la posizione di Della Seta, smentendo invece la «posizione ufficiale» di Legambiente con queste parole: «Vi lamentate che la regione Puglia escluda il rigassificatore a Brindisi e non escluda il rigassificatore a Taranto? Ditelo al presidente onorario di Legambiente, l’onorevole Realacci, che lo vuole a Taranto».
Come ha sottolineato il Wwf «la comunità tarantina paga già il suo tributo alla nazione per la sua posizione strategica, con la base militare e la produzione dell’acciaio, per accollarsi altri impianti rischiosi e non compatibili con uno sviluppo sostenibile».
Ma «rischioso» è un termine blando per descrivere la situazione. Ad oggi non è mai stata resa pubblica la valutazione d’impatto ambientale [Via] relativa al progetto, né ai cittadini, né alle associazioni ambientaliste. Spiega Carlo Gubitosa, segretario di Peacelink: «La Via è rimasta negli archivi degli enti locali che non hanno fatto nulla per promuovere una consultazione democratica sui rischi del rigassificatore di Taranto che dovrebbe sorgere a ridosso della raffineria Agip, dove ci sono decine di serbatoi pieni di carburante infiammabile e una torcia sempre accesa».






