Dopo che il Corriere della Sera di venerdì si è accorto della crisi delle aziende agricole sarde si può sperare che la vicenda sia presa in considerazione come merita.
Dal primo otttobre migliaia di contadini sardi sono ancora in sciopero della fame. Le loro aziende, circa cinquemila sono state infatti colpite dai provvedimenti di vendita all’asta, imposta dalla legge della Regione Sardegna 44 del 1988, e rischiano di chiudere.
La speranza dei contadini è appesa ad un emendamento che questa settimana il Senato dovrà votare. Se passerà le aste saranno bloccate fino al 31 luglio 2008, con un fondo di cinque milioni di euro per dare il tempo ad una Commissione di esperti [uno del ministero dell’Economia, uno del Ministero per l’agricoltura ed uno della Regione Sardegna] di avanzare le proposte per uscire dalla crisi.
Intanto le segreterie regionali di Cgil Cisl e Uil hanno promosso il primo dicembre una giornata di mobilitazione e di lotta nella regione perchè dicono: «La Sardegna è attraversata da una profonda crisi che interessa l’intero sistema produttivo e, più in generale, il sistema economico con riflessi di forte disagio sociale». I sindacati e i contadini chiedono il rilancio di «tutta l’agricoltura sarda, con iniziative volte alla valorizzazione delle produzioni e al rilancio dei territori».






