Colpite dal maltempo eccezionalmente forte, una nave e quattro mercantili sono affondati ieri nel Mar Nero, sversando ingenti quantità di gasolio e zolfo. Un fatto gravissimo che ripropone il tema dei rischi del trasporto via mare, che peraltro è il più inquinante di tutti per i fumi prodotti dalle navi. I pericoli sono costanti e altissimi non solo per lo sversamento di idrocarburi o altre sostanze in caso di incidente, ma anche per il grave impatto prodotto dai cosiddetti cicli operativi della navigazione [lavaggio delle cisterne, scarico delle acque di zavorra, di sentina, ecc.], necessari per le petroliere più vecchie. Il disastro del Mar Nero preoccupa ancora di più perché si tratta di un bacino chiuso, quindi con scarso o nullo ricambio di acqua. Una condizione che richiama subito il Mediterraneo, mare semichiuso le cui acque impiegano un secolo per rinnovarsi. Per questo, e soprattutto perché vi transita il 25-30 per cento del traffico mondiale di idrocarburi, lo strato medio di catrame depositato sui fondali del Mediterraneo è di gran lunga superiore a qualsiasi altro mare: 38 mg/ m2.
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