Occultato dagli allarmi sulla sicurezza e dalla campagna contro gli ultras in rivolta, a Roma si sta consumando il World energy council. Il summit energetico mondiale ha l’aspirazione esplicita – addirittura – di «decidere il futuro». Un futuro molto simile al presente, ma peggio: un po’ meno petrolio, forse, più gas e molto più nucleare. Qualche spicciolo per le fonti rinnovabili, buone per il marketing «verde» nel mercato liberalizzato. E’ da vedere se i ministri e i boss dell’industria energetica, in conclave nella nuova fiera di Roma, riusciranno davvero nell’impresa di non cambiare nulla. Quel che è certo, però, è che nel doppio cono d’ombra del Wec e delle liti attorno alla Finanziaria si sta decidendo il futuro energetico dell’Italia. Il ministro Pierluigi Bersani sta giocando a tutto campo: ha concluso un accordo con gli Usa per la ricerca comune per il nucleare «di quarta generazione» e ha ostentato amicizia con la Russia per benedire l’accordo strategico firmato qualche settimana tra Gazprom ed Eni. Oggi, ad Alghero, assieme a D’Alema, Bersani ha firmato un accordo con l’Algeria per la costruzione del gasdotto Galsi, che collegherà il paese nordafricano con la Sardegna. Nel decreto fiscale che accompagna la Finanziaria, poi, la commissione bilancio della camera ha mantenuto le agevolazioni burocratiche per i rigassificatori, previste dal governo su indicazione di Bersani. Naturalmente, le pagine di Repubblica sull’«inverno buio e freddo» [parole di Paolo Scaroni, amministratore delegato di Eni] sono una pura coincidenza. Invece quelle del mensile di Carta dedicato all’energia non sono affatto una coincidenza.
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