Si è chiuso ieri alla Città dell’altraeconomia, a Roma, il «controvertice» sull’energia. Una proposta di documento di lavoro, aperta a ulteriori idee, sarà disponibile quanto prima sul sito www.otherearth.net. Per merito di alcune associazioni e di volonterosi comitati il Word Energy Council di Roma non è passato sotto silenzio, come forse avrebbero preferito i loro organizzatori. Infatti, mai come ora, è emersa la incapacità delle «forze del mercato» di controllare il disordine planetario scatenato da una guerra commerciale senza confini e senza risparmio di mezzi per il controllo e la spartizione delle risorse energetiche. Amministratori delegati delle major del petrolio e ministri dei governi più energivori del pianeta si sono aggirati al Wec come i ciechi e gli storpi dei quadri di Brueghel. Incapaci di prospettare una qualsiasi via di uscita se non quella di estrarre di più [petrolio, uranio, carbone, gas, scisti bituminosi, sabbie, cereali, olio di palma, acqua…] e di bruciare qualsiasi cosa. Solo il cinismo del «chairman» di turno, Chicco Testa, è riuscito a dichiarare che i cento dollari a barile sono utili a sviluppare nuove tecnologie, e non invece a inimmaginabili speculazioni finanziarie.
Così vanno le cose, e noi sappiamo bene che i primi a farne le spese saranno coloro che già oggi stentano ad avere accesso all’energia. La sciagura degli agrocarburanti [meglio: «necrocombustibili»] sta lì a dimostrare come nella competizione tra pane e petrolio a perdere non sono i Suv.
Al controvertice si sono svolte sei giornate autogestite con seminari ed incontri con testimoni, tra cui Walden Bello, Alex Zanotelli, Edward Omeire, militanti di comitati di resistenza locale, tra cui una delegazione bulgara in lotta contro le centrali nucleari «sovietiche» rilevate dall’Enel, esperti, tra cui Gianni Naggi, Andrea Masullo, Angelo Baracca, Nicola Canenna, Attilio Tornavacca, Valerio Calzolaio e amministratori e parlamentari, tra cui Marco Boschini, Pina Rozzo, Grazia Francescato, Umberto Guidoni, Musacchio, Agnoletto.
Action e Carta hanno coordinato l’incontro nazionale con i comitati. Non è mancato un combattivo presidio con Greenpeace all’inaugurazione del Wec che ha intercettato l’auto blu del ministro, Bersani, che più si sta distinguendo per voler trasformare il paese in una piattaforma al servizio degli amici «baroni elettrici».
La proposta finale, lanciata all’insieme del movimento altermondialista, è di avviare una campagna e un forum sociale mondiale tematico sull’energia, intesa come bene comune e declinata su due obiettivi: il diritto a respirare, a vivere, cioè, in un pianeta non più stressato e alterato dagli «effetti indesiderati» del folle sviluppo industriale capitalistico in corso; il diritto all’accesso per tutti ad una equa quantità di energia sufficiente a svolgere le necessarie attività umane. Si tratta insomma di reclamare – come è già stato scritto – la definizione di un vero contratto mondiale per l’energia che prospetti una via di transizione dai fossili al solare [in tutte le sue forme, tali da consentire una autonomia, una sufficienza e una sovranità energetica delle popolazioni], attribuendo dei target di consumo e di emissione [non solo di CO2] pro capite tali da far rientrare rapidamente l’umanità in parametri di vera sostenibilità ambientale e sociale. Inutile ricordare che l’energia è il bandolo della matassa da cui partire per affrontare tutte le incongruenze del sistema economico/sociale.
Persino i potenti del Wec hanno dovuto più volte riconoscere l’interdipendenza [questa è stata la parola più usata] delle questioni energetiche. Una sfida che va accolta, poiché l’unica risposta possibile [non militare] può venire solo da un’idea di condivisione equa ed eticamente responsabile delle limitate risorse energetiche disponibili.
Una «social energy», come ha scritto Carta sul mensile in edicola.






