Una speculazione finanziaria e edilizia senza precedenti rischia di abbattersi sulla città di Roma, in particolare sulla periferia nord est della capitale, attraversata negli ultimi anni vittima di uno sviluppo urbanistico e commerciale incontrollato.
La proposta «scandalosa», giunta al Municipio IV [250 mila abitanti, il municipio più grande e popoloso della città], arriva direttamente dall’assessore comunale al patrimonio Claudio Minelli e riguarda la richiesta di cambio di destinazione d’uso di un milione e 36 mila metri cubi di cemento, da servizi e attività produttive a edilizia residenziale privata. Numeri imbarazzanti anche per la cronaca locale del Corriere della sera, di solito così zelante nei confronti del sindaco Veltroni, che questa mattina ha parlato di «pratica irrituale» nei confronti della delibera e di «insediamenti edilizi in una zona già congestionata»”. Un ennesimo regalo agli squali del mattone che, secondo le prime stime, potranno incassare un aumento del valore delle cubature pari a circa 1 miliardo di euro. In cambio, il Comune chiederebbe ai privati un contributo per la realizzazione di alcune opere per la mobilità [il prolungamento della metro fino al quartiere Bufalotta], i servizi e la cultura.
L’intera operazione sarebbe in deroga al Piano regolatore approvato nel 2003 e interviene su un’area già al collasso per densità abitativa residenziale e per strutture commerciali. Tra queste spicca Porta di Roma, nella zona di Bufalotta, il polo commerciale «più grande d’Europa», che ha portato con sé la costruzione di una piccola città che si affaccia direttamente sul grande raccordo anulare. A godere dei nuovi incassi saranno i soliti nomi, Caltagirone e Toti su tutti. Di tutto questo cemento, ovviamente, nulla sarà riservato per l’edilizia sociale o sovvenzionata. Neanche una casa, in un territorio che negli ultimi due mesi ha visto esplodere l’emergenza abitativa con la nascita di diverse occupazioni. L’ultima, una decina di giorni fa, promossa dal Comitato popolare di lotta per la casa che ha occupato la sede di un ex commissariato di proprietà dell’Poligrafico dello stato, che si aggiunge agli altri due stabili occupati di via Vigne Nuove e di via Volonté. I comitati di quartiere, i centri sociali di zona, le associazioni ambientaliste parlano di «nuovo sacco di Roma» e promuovono per questa sera, alle 18, in una scuola di Montesacro [via della Bufalotta 229], una prima assemblea cittadina «per dire no alla delibera della vergogna». Obiettivo dell’iniziativa, dicono i comitati, «l’avvio di una mobilitazione metropolitana contro una operazione che stravolge il Piano regolatore, approvato appena quattro anni fa in comune e in attesa di approvazione alla regione». Partecipano all’iniziativa anche i partiti della sinistra del municipio, in netto contrasto con le scelte dell’amministrazione cittadina.
Il presidente del Municipio, Alessandro Cardente, dei Verdi, chiede al Comune «un ripensamento della delibera, adeguandola alle necessità del territorio, sia per quanto riguarda la qualità ambientale che le politiche sulla casa». «Il decentramento – continua Cardente – non significa che prima le decisioni si prendono centralmente lasciando poi la gestione politica ai municipi. Noi auspichiamo un percorso partecipato che possa valorizzare le risorse e le attese dei cittadini. Le ultime occupazioni sono frutto dell’assenza di una politica abitativa in grado di dare risposte alle persone più bisognose». Tutt’altre parole dai rappresentanti locali del partito democratico, che se da una parte criticano la delibera comunale, dall’altra fanno appello a «tutte le istituzioni preposte per rispondere all’ennesimo episodio di illegalità ormai diffusa nel territorio. E’ inaccettabile che non esista ancora nessuna richiesta di sgombero».






