Servitù nucleari e colate di cemento

Il coordinamento nazionale dei comuni sede di impianti nucleari ha chiesto ieri, al parlamento di sbloccare i fondi destinati dalla legge 368 del 2003, fondi «da destinare agli interventi di riqualificazione territoriale per lo sviluppo turistico, socio-economico e ambientale». I siti che ne hanno diritto, nel Lazio, sono Latina per l’impianto di Borgo Sabotino, e Roma, per il deposito Enea-Casaccia. I fondi derivano dall’accantonamento dell’ennesima voce della bolletta degli italiani [0,015 centesimi di euro per ogni kilowattora consumato] che, a conti fatti, dal 2004 al 2006 ha prodotto un bel gruzzolo: 71 milioni di euro. Quello che non si dice è che il passato governo Berlusconi con una mano ha dato e con l’altra ha tolto. Infatti, l’aliquota della bolletta è stata destinata interamente al fondo servitù nucleari solo per l’anno 2004, mentre per il 2005 e 2006 è stato decurtato del 70 per cento, soldi utilizzati evidentemente per coprire qualche buco di bilancio. Una decurtazione che l’attuale governo Prodi ha mantenuto. Resta infine da capire come saranno utilizzati questi fondi dalle amministrazioni locali. Il sindaco di Latina, per esempio, ha già annunciato contratti di quartiere, infrastrutture nella marina e messa in sicurezza del canale Rio Martino, cioè cemento e ancora cemento. Per fortuna il sindaco ha citato anche la realizzazione di una scuola.

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