Alla fine la scelta è caduta su Viterbo. Da Ciampino, nel giro di tre anni, i voli low cost saranno trasferiti nel terzo scalo nel capoluogo della Tuscia. Ma il comitato contro l’aeroporto di Viterbo non ci sta e ha già presentato un esposto alla Soprintendenza archeologica dell’Etruria meridionale definendo il mega aeropoto «un’opera devastante, nociva e inquinante che colpisce l’area termale del Bulicame e danneggia un territorio già martoriato dalla vicinanza della centrale di Montalto di Castro e di Civitavecchia. L’opera – afferma Antonella Litta del comitato – favorirà l’incremento del trasporto aereo, quando è noto che occorre invece ridurlo drasticamente per contrastare l’effetto serra che sta portando la biosfera al collasso. La scelta del ministro non è in linea con le politiche di contrasto del surriscaldamento climatico e con le scelte dell’Unione Europea che si è espressa per una riduzione drastica del traffico aereo». «Voglio esprimere la mia solidarietà ai movimenti che si battono contro il terzo scalo – afferma la consigliera regionale Anna Pizzo – la Regione Lazio, ancora una volta, ha mostrato poco interesse di fronte alle richieste della popolazione e ha deciso di procedere autonomamente nonostante il proposito, più volte enunciato, di adottare grandi scelte di interesse comune attraverso il metodo della partecipazione».






