Continua la battaglia dei comitati dei medici dell’Alto Lazio che, dopo un esposto presentato un anno fa dalle associazioni, sono tornati in procura per consegnare nuovi documenti sull’obbligo di sottoporre a uno screening periodico per l’arsenicosi cronica tutti coloro che hanno lavorato e lavorano vicino ad impianti che bruciano carbone o olio combustibile. «I controlli – fanno sapere i medici – sono indispensabili considerate le alte emissioni di arsenico che viene veicolato dalle polveri sottili». E a rafforzare la loro tesi, arrivano i risultati di uno studio effettuato da ricercatori della University of California e della Pontificia Universidad Católica de Chile, pubblicati sul Journal of the National Cancer Institute. Le conclusioni alle quali sono giunti i ricercatori mettono in evidenza che il rischio di avere un cancro al polmone o alla vescica dopo l’esposizione cronica all’arsenico rimane per decenni. Alla Procura è stata consegnata anche l’interrogazione del senatore Rossi al Presidente del Consiglio dei Ministri proprio su questo tema, oltre alla direttiva della Commissione europea che conferma l’obbligo del controllo e rimane in attesa dell’intervento degli organi istituzionali.






