Cieli Bianchi

Va bene che Piero Marrazzo, il presidente della Regione Lazio, è del Partito democratico, e quindi è – come prescrive Veltroni – un «ambientalista del sì». Sì a qualunque cosa, purché possa essere spacciata come «sviluppo» e faccia felici palazzinari, costruttori, asfaltatori, carbonai, nuclearisti, ecc. Ma il ministro dei trasporti, Bianchi, invece è «in quota» Comunisti italiani. Perciò è sorprendente che decida d’un botto che il terzo aeroporto del Lazio si farà certamente, e si farà a Viterbo. Non erano i Comunisti italiani dubbiosi su grandi opere dotate di cingoli per schiacciare le popolazioni locali, come nel caso della Val di Susa?

La vicenda è molto interessante. Intanto, perché somiglia come una goccia d’acqua, per fare un esempio, all’aeroporto che il centrosinistra toscano e il Monte dei Paschi vogliono a tutti i costi costruire a due passi da Siena, in una località chiamata Ampugnano. Prima di tutto, gli annunci precedono ogni consultazione dei cittadini e qualunque valutazione d’impatto ambientale. Vicino Siena, una falda acquifera giace subito sotto le future piste, a Viterbo la zona da aggredire comprende fonti termali storiche [c’è sempre di mezzo l’acqua, ragione in più per manifestare sabato primo dicembre con il movimento italiano per l’acqua]. In tutti e due i casi, esistono comitati di cittadini, ben supportati da ricercatori, che oppongono efficaci argomenti alla presunta necessità di accogliere, per via aerea, milioni di viaggiatori, i quali poi dovrebbero viaggiare anche su strade e autostrade, visto che sia Viterbo che Siena sono pressoché orfane di ferrovie decenti. Infatti Trenitalia, come racconta il prossimo settimanale di Carta [in uscita sabato], è ormai una emergenza nazionale, come e più di Alitalia, visto che il suo amministratore delegato, Moretti, crede di fare il manager tagliando le linee meno remunerative, ostacolando in modo isterico i treni speciali per le manifestazioni [Roma, Genova, prossimamente Vicenza], licenziando migliaia di lavoratori e chiedendo sempre più soldi allo Stato, il quale peraltro ne ha già spesi vagoni, è il caso di dire, per la mitica Tav.

Tutto si tiene, nel mondo dei trasporti. Se ogni giorno 13 milioni di italiani si tramutano in pendolari [e stanno crescendo a ritmo accelerato, dice il Censis], e non gli si forniscono ferrovie abbondanti, pulite e in orario, il 70 per cento di loro dovrà usare l’auto, e dunque succederà, come a Roma, che ogni mattina tutte le strade consolari sono un unico ingorgo.
In compenso, arrivano Marrazzo e Bianchi, che, sorridenti e soddisfatti, annunciano il terzo aeroporto del Lazio, dopo che il secondo [Campino] è esploso grazie al dilagare dei voli «low cost», ai quali una politica di Alitalia del tutto simile a quella che sta seguendo Trenitalia nelle ferrovie ha spalancato il mercato italiano.
Ma soprattutto sono esplosi i cittadini di Campino, ai quali ora si dice: tranquilli, potrete ripartire il rumore, l’ìnquinamento e l’intasamento con i viterbesi. Ma siccome il traffico aereo, come ogni mercato, deve inesorabilmente crescere, nel giro di qualche altro anno, bisognerà farne un quarto, di aeroporto del Lazio, e magari un quinto. I più lungimiranti, nella faccenda, sono quindi gli amministratori di Frosinone e di Latina [di destra e di sinistra], che sono insorti contro la scelta che ha fatto felici gli amministratori di Viterbo [di destra e di sinistra]. La crescita è una religione, l’effetto serra e la saturazione dello spazio [aereo] sono bestemmie.

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