L'inceneritore di Padova finisce in procura

Lo chiamano «termovalorizzatore» ma è uno stupro semantico. In realtà l’inceneritore di San Lazzaro di Padova non valorizza proprio niente: trasforma solo i materiali riciclabili presenti nei rifiuti in nuovi rifiuti più pericolosi ed inquinanti. Per questa ragione non contribuisce a produrre energia, ma a perderla. Della terza contestatissima linea di questo impianto che sorge a due passi dal centro di Padova si parlerà domani, mercoledì 5 dicembre, al centro civico Forcellina di via Prosdocimi, a partire dalle ore 20,45, in un incontro organizzato dal cantiere della sinistra unita. Ci saranno il biologo Gianni Tamino, la sindaca di Montebelluna, Laura Puppato, e l’assessore all’ambiente di Padova, Francesco Bicciato. I lavori per la terza linea vanno avanti, la Regione Veneto si prepara a varare il progetto della quarta e il consigliere provinciale dei Verdi, Paolo De Marchi, ha inoltrato un esposto alla magistratura. L’impianto non ha superato la procedura Via. E’ vero che il progetto della terza corsia risale al ’98, spiega l’ambientalista, quando non c’erano obblighi di legge, ma la procedura di valutazione ambientale va applicata a tutti anche a tutti i progetti attualmente in fase di realizzazione. «Il Comune di Padova che è tra i promotori dell’opera ha cercato di ovviare incaricando un’agenzia privata di effettuare una propria valutazione ambientale – commenta De Marchi–La validità di questa soluzione è quantomeno discutibile. Alla gente raccontano la barzelletta della partecipazione ma i lavori vanno avanti».

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