Tutto a Gioia Tauro

«Ah, se la sinistra…». Temo che questa esclamazione sia tra le più diffuse, in un certo ambito sociale e culturale. Prendiamo ad esempio la bellissima manifestazione per l’acqua pubblica: chi avesse avuto voglia di osservarla da vicino [come ha fatto Guglielmo Ragozzino], avrebbe visto un grande striscione con la scritta «Movimento per la difesa del territorio», sotto il quale distribuivano piccoli volantini molti ragazzi con una maglietta bianca e con la stessa scritta. Chi diavolo sono?, ci si sarebbe chiesti. Erano persone venute dalla Piana di Gioia Tauro, provincia di Reggio Calabria. Proprio uno di quei posti di cui il senso comune pensa: ‘ndrangheta. Magari, se si ha una certa età, viene in mente il costosissimo e mai costruito Quinto centro siderurgico [la famosa industrializzazione del Mezzogiorno] e forse il porto, che oggi è uno dei più attivi del Mediterraneo [la famosa «piattaforma logistica» che a Prodi piace tanto proporre come futuro per la nostra patria] e mille posti di lavoro, che non sono pochi da quelle parti, peccato che siano precari e in condizioni tali che più volte sono esplosi scioperi. Più o meno, è tutto.
E invece no. A Gioia Tauro esiste il Movimento per la difesa del territorio, che ha un suo bel sito internet [www.mdtcalabria.org] e cerca di difendere quel che resta della Piana, pianura di ulivi secolari. Dicono quelli del Mdt che lo «sviluppo» sta sganciando da quelle parti una «bomba ecologica». E’ in corso il raddoppio dell’inceneritore. E’ prevista la costruzione di un rigassificatore, il più grande tra i dodici o tredici che il ministro Bersani sta covando con l’amore di una chioccia. In programma è una centrale energetica turbogas e all’orizzonte ce ne sono altre due, in una regione, denuncia il Movimento, che esporta il 30 per cento dell’energia che produce. Ciliegia sopra la torta, un megaelettrodotto dovrebbe passare sopra le teste dei cittadini della Piana, per portare energia in Sicilia. Mancano, per completare il repertorio, solo un treno ad alta velocità [che non si fa perché Trenitalia giudica la «tratta» Napoli-Reggio non remunerativa, e infatti vuole diradare i convogli] e una nuova base militare statunitense [il Pentagono preferisce la Sicilia, ma Prodi potrebbe metterci una buona parola].
Dice: ma questi calabresi sono pazzi. Non hanno lavoro, non hanno infrastrutture moderne, e vogliono restare nel medioevo. Come si spiegano il sito e gli striscioni, le riunioni e le manifestazioni [il 22 dicembre «tutti a Gioia Tauro in difesa dei beni comuni», annuncia il volantino], il viaggio fino a Roma e le magliette, tutta fatica gratuita? E’ che forse – chiedo scusa agli economisti – tutte quelle modernità concentrate intorno a Gioia Tauro vengono eprcepite da molte persone, in rapida crescita, come il medioevo tecnologico di cui si legge in tanti romanzi di fantascienza: dove la tecnologia, e la necessità di produrre e consumare sempre di più solo per produrre e consumare, hanno reso il pianeta il disastro che descrive il rapporto dell’Ocse presentato alla Conferenza Onu sul clima, in corso a Bali: 150 milioni di profughi ambientali, nei prossimi sessant’anni, a causa dell’innalzamento dei mari e di fenomeni metereologici sempre più violenti. E Prodi, Bersani, che fanno? Parlano di «carone pulito», regalano a De Benedetti [Sorgenia] concessioni per decine di turbogas, regalano denaro pubblico a chi costruisce inceneritori e rigassificatori. Se vogliamo capire in cosa consiste il «fallimento» del governo di cui parla Bertinotti, questa è una buona pista.

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