Stato di emergenza nell'Amazzonia

Dal 30 novembre continua lo stato di emergenza nella provincia di San Francisco de Orellana e nel Municipio di Dayuma in Ecuador. Il presidente Rafael Correa mantiene il pugno duro contro lo sciopero iniziato il 24 novembre in tutta la provincia. Le comunità locali hanno bloccato le vie di accesso ai pozzi di petrolio e le principali vie di comunicazione paralizzando le attività estrattive di Petroecuador, l’azienda petrolifera pubblica. Chiedono che il governo mantenga gli impegni: il rispetto della dignità delle popolazioni dell’oriente ecuadoriano violata dai danni ambientali prodotti dall’estrazione petrolifera e che siano portate a termine le opere infrastrutturali previste nella provincia. Il governo ha risposto con lo stato di emergenza e l’invio dell’esercito. Circa mille soldati sono entrati a Dayuma e hanno arrestato 25 manifestanti, di cui tre minori poi rilasciati, con l’accusa di terrorismo. Il Comitato dei diritti umani di Orellana ha denunciato che secondo testimoni locali alcuni manifestanti sono stati picchiati e torturati. Molti sono stati gli appelli per il rilascio dei manifestanti arrestati. Correa ha minacciato di dimettersi se saranno scarcerati. Il braccio di ferro continua anche in questi giorni: l’8 dicembre la presidente di Orellana, Gloria Lori, è stata arrestata con l’accusa di incitare i movimenti ai blocchi stradali. «Ecologisti ingenui e romantici strumentalizzati dalle mafie locali» il governo ha etichettato così gli attivisti lanciando un messaggio trasversale anche alle organizzazioni, come Acciòn Ecologica, impegnate in una campagna internazionale nella regione per salvare il Parco Yasunì dal petrolio.

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