Il decreto del 2003 che autorizza la riconversione a carbone della centrale dell’Enel Torre Valdaliga nord a Civitavecchia [Roma] è lacunoso e carente. Lo afferma l’Arpa Lazio [Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente], che ha chiesto al ministero dello sviluppo economico di riesaminare l’autorizzazione. Fra le motivazioni avanzate dall’Arpa, il fatto che «per le emissioni in atmosfera, i valori di flusso di massa prescritti all’intera centrale per gli ossidi di azoto, gli ossidi di zolfo e le polveri non sono congruenti con quanto autorizzato per sezione; inoltre, non sono stati stabiliti i valori limite per una serie di macro e micro inquinanti». «E’ la conferma delle nostre reiterate denunce e di quanto evidenziato dalla stessa perizia del tribunale di Civitavecchia, sulla base delle quali, già in precedenza, era stata avanzata la richiesta di riapertura della conferenza dei servizi–dicono i rappresentanti del movimento No coke alto Lazio–A breve il ministero di Bersani dovrà istruire il procedimento, richiesto peraltro anche dal ministero dell’ambiente, al quale auspichiamo si aggiunga un’analoga richiesta della Provincia di Roma». Magari è la volta buona per portare alla luce gli errori e le omissioni sui quali si fonda il via libera al carbone, responsabile
dell’aspro conflitto sociale che lacera la città.






