Fine d'anno low cost. A Roma è una «patacca»

Pubblichiamo la lettera aperta della Rete dei cittadini contro l’inquinamento aereo a Ciampino [Roma] a Walter Veltroni, sindaco di Roma e segretario del Partito democratico.

Caro Veltroni,
abbiamo letto la sua appassionata difesa del turismo «low-cost» che tanti benefici effetti avrebbe portato alla città di Roma, al suo sviluppo economico. Nelle sue righe si nota un tono persino marinettiano, con quel richiamo futurista alla sublime modernità del volo aereo per tutti, da contrapporre alla paludosa e grigia insensibilità di quelli che rimpiangono il tempo che fu, quando gli aerei erano un lusso per pochi, e i giovani europei non potevano conoscere il loro grande continente, finalmente unito e pacificato.
È vero, noi cittadini della Rete apparteniamo a quel gruppo di insensibili che il modello low-cost lo condannano in pieno. Non siamo affatto nostalgici del passato, né rimpiangiamo un «tempo ideale», un Kairòs – come direbbero gli antichi – da contrapporre al tempo della modernità, del libero scorrere e viaggiare. Certo questo tempo che la cultura liberista ci impone è un tempo che noi riteniamo devastante, spersonificante, consumatore di risorse perché proprio al consumo è rivolto, e non alla conoscenza. È un tempo-Kronos che ci sta divorando, proprio come ha sempre fatto quella maligna divinità, solo che ora lo sta facendo più in fretta, troppo in fretta.
«C’è un cuore che batte, nel cuore di Roma» cantava molti anni fa Antonello Venditti: ebbene, quel cuore da qualche anno ha cessato di battere. Il cuore di Roma è ammutolito, là dove da millenni spingeva il sangue nel corpo di una città viva, dotata di una calda umanità. Si girava tra i vicoli del centro, anche noi di periferia, e si sentiva di appartenere a quella lunga storia, a quelle vecchie mura; quei vicoli densi di aromi e suoni, di voci popolari e canzoni erano ancora veri e non vuoti simulacri di una città ormai scomparsa.
Sì, perché tra gli effetti collaterali del turismo low-cost c’è l’aver completamente stravolto la città. La pressione di venti milioni di turisti ha inciso in modo indelebile sul suo volto, sui suoi tratti, sui suoi obiettivi. Roma è diventata una gigantesca vetrina per lo shopping internazionale, un maestoso centro commerciale dove è difficile distinguere le antiche vestigia, che ora assumono il sapore falso dagli scenari in gesso e cartapesta di Cinecittà. Roma, in effetti, è diventata un’immensa Cinecittà, una pataccona rutilante e luminosa e bellissima da vedere ma vuota dentro. Nella Roma-disneyland di questo nuovo millennio non c’è più spazio per la verità semplice della leggerezza, per la comprensione delle cose, per l’ascolto, per un sospiro; l’amore è pesante come i lucchetti che intasano Ponte Milvio, tutto è greve e grasso come una frittura da fast-food.
La vittoria del modello low-cost è frutto del liberismo, non della libertà; frutto di un’errata visione dello sviluppo che ai cittadini lascia solo le briciole di una torta mangiata da altri; e allora il turismo low-cost si associa ai salari sempre più bassi e al consumo di prodotti fabbricati da bambini e lavoratori senza diritti in stati dove la parola diritto non esiste. Il low-cost è un virus che contamina la società. Tra gli effetti collaterali dei turisti low-cost c’è lo sfruttamento dei lavoratori appartenenti a compagnie aeree scellerate, eppure vezzeggiate, protette, persino sostenute dalle amministrazioni locali, in nome di un turismo che porta denaro a qualcuno e brucia la città di tutti.
Caro Veltroni, lei brinda ai successi del Pil ma non si domanda se c’è qualcuno che paga tutto ciò. Persino il suo ispiratore Bob Kennedy denunciava, prima di essere ucciso, la devastante stortura di un modello basato sulla irresponsabile crescita economica, eppure è quello il modello oggi imperante, quello è il modello sostenuto anche a Roma. Tra gli effetti collaterali del turismo low-cost c’è stata la crescita del 700 per cento dei voli a Ciampino, che ha avvelenato l’aria e devastato la vita di migliaia di cittadini che vivono nei pressi dell’aeroporto. Ora speriamo che finalmente si proceda a ripianare quella «follia» – come lei stesso la definì il 16 ottobre 2006 nella riunione con i comitati dei cittadini – dell’incremento selvaggio del traffico aereo in un aeroporto con le case a 150 metri dalle bocche dei reattori.
I giovani europei hanno tutto il diritto di viaggiare e conoscere, ma questo si fa promuovendo la cultura, finanziando progetti di studio, non favorendo le compagnie aeree. Quei venti milioni di turisti low-cost e fast-food sono soci e complici di Kronos e ci stanno divorando; verrebbe da chiedersi se tra le tante inchieste Eurispes, tra gli insigni economisti, qualcuno ha considerato quanto costa aver bruciato un’anima e un cuore, il cuore di Roma.
Noi cittadini della Rete speriamo che l’anno che viene la conduca a un ripensamento di questo modello di sviluppo, e con questo auspicio le inviamo i nostri più cari auguri.
info@comitatoaeroportociampino.it

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