Fine d'anno sul fiume. La battaglia di Don Luiz

Nei giorni scorsi sono balzati agli onori delle cronache grazie allo sciopero della fame di Don Luiz Flavio Cappio, che per 23 giorni ha tenuto in scacco il governo Lula intenzionato a deviare il corso del fiume Sao Francisco. Sono gli abitanti del Sertão, una regione semiarida a Nord del Brasile che abbraccia una decina di stati, per il quali Lula vorrebbe realizzare quest’opera da due miliardi di euro con l’aiuto dell’esercito. Un progetto al quale si stanno opponendo diversi movimenti sociali, come Movimento Sem Terra chesono riuniti sotto la sigla Asa [Articulação do Semi-Árido] della quale fa parte anche una Ong come l’Irpaa. Un acronimo che sta a significare «Istituto regionale per un’appropriata agricoltura delle piccole coltivazioni». Il suo obiettivo? Aiutare le famiglie che vivono in un’area di 800 mila chilometri quadrati, di cui soltanto il 20 per cento fertile e con forti escursioni nelle precipitazioni, a portare avanti un’agricoltura sostenibile e in armonia con la natura. Per queto negli anni scorsi l’IRPAA con altre realtà stava portando avanti il progetto «Un Milione di cisterne» finanziato dal 20 per cento da loro e all’80 per cento dal governo. Governo che ha provato a barattarlo, in questi giorni, ad un sì per la trasposizione del Sao Francisco, ottenendo un rifiuto. Elisabeta Costa di IRPAA ospite del convegno «Saperi tradizionali e gestione sociale dell’acqua nei Sud del Mondo» organizzato dal Cospe e da Civilità dell’Acqua a Bologna [i materiali su www.cospe.org e www.civiltacqua.org] lo scorso Ottobre, ci aveva spiegato perché, l’importanza di questo progetto e le difficoltà con le quali realtà come la sua si confrontano quotidianamente in una regione come il Sertão. «Ne abbiamo sostanzialmente due – ci racconta Elisabeta – le scarse precipitazioni e la distribuzione sbilanciata. C’è un problema di tecnologie da utilizzare per accedere all’acqua, ma anche di mercati sui quali è difficile arrivare con le produzioni tradizionali come casaca [distillato di canna da zucchero], miele, caffè». Difficoltà alle quali l’Irpaa risponde con l’educazione e la mobilitazione sociale. «Da una parte – continua Elisabeta – diffondiamo la coscienza che è possibile vivere nel Sertão, organizzando corsi e servizi sociali rivolte alle famiglie e alle donne, in particolare. Dall’altra facciamo pressione sulle istituzioni perché si applichino politiche pubbliche in questo senso. Il diritto all’acqua è sancito dalla costituzione brasiliana, invece spesso prevale la logica dell’emergenza, come la distribuzione con autocisterne. O le grandi opere, come appunto la trasposizione del Rio San Francisco, 700 kilometri di canali per spostare il secondo fiume più grande del Brasile». Una scelta contestata perché funzionale all’interesse di stravolgere l’intero ecosistema locale a favore di produzioni agroindustriali da esportazione. “Insomma, la fine dell’agricoltura tradizionale del Sertão – continua Elisabeta – aggravando i problemi dei contadini, tanto più che non si tratta di acqua potabile. Invece la nostra risposta è il progetto «Un milione di cisterne», da costruire da qui al 2010. Si tratta di strutture incassate nel terreno per trattenere l’acqua e immagazzinarla dal tetto delle case durante la stagione delle pioggie, per poi fornirla all’uso umano durante quella secca. Fino ad oggi siamo riuscite a costruirne 300 mila. Un risultato ottenuto grazie alla mobilitazione di diverse reti locali, come il forum Asa che conta 700 associazioni in Brasile, e molte ong internazionali, che ci sembra un modo per coinvolgere la partecipazione e i saperi locali». Un tema che non poteva non intrecciarsi a quello della riforma agraria che i movimenti continuano a chiedere al secondo governo Lula, ovvero l’obiettivo del progetto «Una tera, dos aguas». «Una terra – ci racconta ancora Elisabeta – perché il problema è che spesso i contadini che occupano le terre del governo o dei privati che vengono occupate, non possono esibire dei documenti. Noi cerchiamo di aiutare questi contadini facendo pressione sul governo per risolvere il problema. Due acque, invece, perché oltre al consumo umano garantito dalle cisterne, c’è quello agricolo dei piccoli contadini da risolvere con piccoli bacini, istruzione ed una politica di migliore distribuzione». Info: http://www.irpaa.org.br

Tags assegnati a questo articolo: ambiente, ecologia

Mail_long
11 ottobre 20 ottobre 4 novembre 8 luglio 8 marzo abbonamenti abbonati abdul abiti puliti aborigeni acqua Afganistan Afghanistan africa agricoltura agricoltura biologica agricoltura biologica. decrescita agricoltura. decrescita Aiab Aids alitalia altra economia altra politica Amazzonia ambiente America latina Americhe 2004 animalisti Annapolis antifascismo antimafia antimafia sociale antirazzimso antirazzismo antirzzismo anziani api aprilia Argentina Armenia armi Atene 2006 atomiche Australia auto autoproduzione aziende Balcani Bali Bamako banca Banca mondiale Bangladesh banlieues basi basi militari Basilicata bene comune beni comuni Bergamo bilanci partecipativo biocarburanti biodiversità biologico Birmania bitch Bolivia Bolkestein bollywood Bologna Bolzano borse Brasile brimania Britel Bulgaria bussolengo Calabria calcio cambiamenti climatici cambiamento climatico Camerun Campania cantautore cantieri cantieri sociali Caracas Caracas 24/29 gennaio carbone carcere carovita Casa catania Caucaso cemento censura centri sociali cgil Chavez chiaiano chiapas Ciad ciampino cibo Cile Cina cinema Cipro Cisgiordania città cittadinanza clandestini clandestino clima Colombia comboniani commercio commercio equo commercio equo. decrescita comuni comunicazione Congo conoscenza consumi consumo critico contadini controvertice cooperazione cornelio cornelio bizzarro