Storia del disastro industriale in Campania

Il racconto dell’emergenza rifiuti in Campania non è solo una storia di cattiva politica, come alcuni vogliono far credere. Analogamente, non è solo una storia di camorra, come altri vogliono far credere.

Nella lunga storia dei rifiuti in Campania, mafia e politica vanno a braccetto. Da oltre un quarto di secolo, come la magistratura seppe dimostrare all’indomani del sequestro Cirillo.
Non conta neanche la provenienza, dei politici di turno. La storia dell’emergenza dimostra una cosa molto chiara, davanti al grande affare della “monnezza”, che da sempre in Campania vale oro, tra destra e sinistra c’è una cosa che non si nota: la differenza.
E’ certamente chiaro a tutti che nessuna discarica dura in eterno. Non potrebbe essere altrimenti.
Così, era lampante, all’inizio degli anni ‘90, che le discariche in Campania si sarebbero esaurite, prima del previsto, dopo la prima ondata di privatizzazioni selvagge che aveva dato in appalto i servizi di raccolta e smaltimento ad imprese di proprietà dei clan.
Di quegli stessi clan che sono la nervatura portante dell’ecomafia campana, cioè quelli che gestiscono il grande traffico di rifiuti industriali che da tutta Italia trovano in Campania un terminale meraviglioso: quello che non passa per nessuna dogana. Quelle imprese sfruttarono l’accesso alle discariche pubbliche per i propri scopi, mischiando sostanze tossiche ai rifiuti urbani, e saturando con largo anticipo lo spazio a disposizione. Si sapeva che questo avrebbe generato l’emergenza. Ma nei primi anni ’90 la gestione dei rifiuti solidi urbani era sotto il controllo del Partito Liberale Italiano, mediante l’assessore all’ecologia della Provincia di Napoli, Raffaele Perrone Capano. Si lucrava sull’affare rifiuti, facendo arrivare sostanze nocive dal nord Italia, secondo un cinico patto fatto con la camorra.
Dopo arrivò tangentopoli, cambiò apparentemente la classe politica, solo apparentemente, e le collusioni non sono affatto cambiate. Continuano, fino a diventare emergenza. Se ci si guarda in giro, si ha l’impressione che le collusioni continuino ancora oggi.

Nacque così il Commissariato di Governo per l’emergenza rifiuti, come struttura che potesse risolvere il problema, portare la regione fuori dall’emergenza, senza dover attendere l’iter burocratico, e politico, richiesto da una giunta regionale. La carica di Commissario straordinario era assegnata al presidente della Giunta Regionale.
L’allora presidente Rastrelli mise a punto un piano rifiuti fallito prima ancora di nascere, la Campania entrò in emergenza e proprio la sua entrata nello stato di “emergenza rifiuti” diventò la copertura perfetta ai traffici di rifiuti tossici. In regime di commissariamento, più volte è stato “necessario” chiamare tutte le aziende private di trasporti, quasi tutte legate a vari clan, a sostenere i momenti critici. Ancora oggi, i loro camion caricano l’immondizia urbana dai cassonetti, e vanno in discariche ormai sature.

Cade la giunta Rastrelli, arriva la giunta Losco che, a conferma di quanto sul tema rifiuti non si veda alcuna differenza tra politica di destra e di sinistra, porta a compimento la frittata finale. L’emergenza si aggrava, si prolunga il tempo di apertura delle discariche. Era quello il momento buono per “riparare” i guai, fare un piano decente, un piano regionale che potesse salvare la Campania, ma Losco, anche nel ruolo di commissario di governo, non ha fatto assolutamente nulla. Immobilismo totale, inseguimento del piano precedente, fuga da ogni responsabilità, in particolare da quella di pensare ad un piano migliore. La politica non fa una bella figura in Campania. Tutta, in modo trasversale rispetto agli schieramenti.
Dopo i guai dei commissariamenti di Rastrelli e Losco, la situazione è già difficilmente recuperabile, il peggio è già successo, il baratro si è già aperto: le discariche sono colme, manca il tempo per risolvere tutto prima del disastro ambientale.
Certo, il commissariato di Bassolino avrebbe potuto fare una mossa in extremis: tornare indietro e cambiare il piano, cosa che si è guardato bene dal fare.
Quando lo sfacelo è diventato evidente, Bassolino ha preferito dimettersi dalla carica di commissario di governo, aprendo l’era dei prefetti, contribuendo a distanziare la struttura commissariale dai cittadini.

Dopo, le dimissioni di Bassolino, si sono susseguiti i commissariati prefettizi, tutti nello spirito del non prendere decisioni politiche, ma di fare “amministrazione” di un piano già fatto e da portare a compimento. Ma è un piano sbagliato, si genera un’emergenza nell’emergenza, la Campania si ricopre sempre più di rifiuti.
Il resto del disastro, iniziato dalla camorra, lo ha fatto il commissariato, istituzione che risponde direttamente a Palazzo Chigi. Non questo o quel Commissario, ma l’istituzione del commissariato, sul quale la camorra lucra, succhiando denaro pubblico.
Ma il commissariato di Bassolino ha un’altra grande responsabilità sulle proprie spalle. Quella di aver assegnato la gara per la gestione dei rifiuti campani a Fibe, causando il più grande disastro industriale della storia della regione.

La storia del disastro industriale inizia nel 1999, quando fu disposta l’aggiudicazione in via provvisoria dell’affidamento del servizio smaltimento rifiuti per la provincia di Napoli ad un’associazione temporanea d’impresa composta da Fisia Italimpianti S.p.A., Babcock Kommunal Gmbh, Deutsche Babcock Anlagen Gmbh, Evo Oberhausen AG, Impregilo S.p.A., poi denominata Fibe, dalle iniziali delle imprese costituenti. Nel 2000, il commissariato aggiudicò l’affidamento in via definitiva per l’intero territorio regionale campano.
Negli anni successivi Fibe ha messo in esercizio 7 impianti per la produzione di combustibile derivato dai rifiuti (Cdr), risultato poi irregolare ad ogni controllo effettuato, combustibile che non può essere bruciato in alcun impianto italiano. Di conseguenza, ci sono sette milioni di tonnellate di Cdr disseminate per l’intero territorio regionale, un territorio invaso, ad un ritmo che in passato è arrivato a due ettari al mese, da rifiuti urbani sotto forma di Cdr, oltre che dai rifiuti della camorra. Ci sono intere aree, prima tra tutte quella di Taverna del Re, nel territorio di Giugliano in Campania, dove il paesaggio è stato mutato, ed oggi si assiste alla presenza di innumerevoli montagne di ecoballe non utilizzabili, e non smaltibili. Fibe l’ha prodotto, ma il commissariato guidato dal presidente Bassolino aveva il ruolo di controllo su tutto il ciclo dei rifiuti urbani.

Disastro industriale, dunque. Per bruciare tutte le ecoballe campane in impianti molto grandi e che si occupino solo di loro, occorrerebbero non meno di 20 anni, cosa chiaramente improponibile. Così la Campania è finita in un baratro dal quale difficilmente potrà uscire.
Secondo la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Napoli, si tratta di una truffa, resa possibile dal “chiudere almeno un occhio” da parte di chi doveva controllare ed intervenire, cioè il commissario di governo per l’emergenza rifiuti in Campania, carica all’epoca dei fatti ricoperta da Antonio Bassolino, che è iscritto tra i 28 indagati.

Tags assegnati a questo articolo: rifiuti, ambiente, Campania

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