Lo hanno chiamato «Piano delle certezze», ma l’unica cosa sicura è il guadagno dei privati e l’ennesima colata di cemento. Il termine fu coniato dal sindaco Rutelli nel 2000 e indicava un nuovo strumento urbanistico che in teoria doveva servire a tutelare il territorio. La realtà è ben diversa: uno dopo l’altro, vengono tolti i vincoli sottoposti alle are verdi e ai parchi pubblici e archeologici che li proteggono dalle speculazioni edilizie. E’ ciò che sta accadendo anche all’Alessandrino, periferia sud est della capitale. Il parco di Tor Tre Teste è passato da «sottozona M2» e «zona N», in «zona in corso di convenzione». Cosa significa questo? Significa che la Società Preneste 89, con i progetti già presentati al Municipio VI tra il dicembre 2004 e aprile 2005, «ha manifestato l’interesse ad accogliere il trasferimento dei diritti edificatori afferenti alla Soc. Efimar dell’area del parco». Nel giro di pochi mesi, prima la Regione e poi il Comune [con la delibera 318 del 2005] hanno dato il via libera all’edificazione.
«Ecco il ‘Piano delle Certezze’ – dicono i comitati che si oppongono alla delibera– La certezza per i cittadini di essere derubati del parco. Ci batteremo fino in fondo per annullare la delibera comunale e imporre il vincolo aercheologico su tutto il parco dell’Acquedotto Alessandrino».






