Il clima cambia e il petrolio finisce

Pubblichiamo una lettera aperta a Marco Travaglini e Alessandro Bizjack sul convegno «Il clima cambia ed il petrolio finisce» del
prossimo 26 gennaio.

Abbiamo appreso con interesse dell’organizzazione di un convegno del Partito Democratico sui temi delle risorse energetiche e del
cambiamento climatico, che “arruola” alcuni dei principali esponenti piemontesi, ma conosciuti a livello nazionale se non internazionale,
sull’ambiente e riteniamo che non possa che suscitare approvazione il fatto che il più importante partito della sinistra assuma come obiettivo il problema del degrado ecologico. Esaminando i relatori invitati, e conoscendo da anni il loro lavoro scientifico, non possiamo che essere ulteriormente soddisfatti dal momento che essi da anni portano avanti delle posizioni ecologiche che sono dette teorie della decrescita, di cui più volte si è parlato a Torino anche con lo stesso Serge Latouche; teorie che si potrebbero anche definire di Bioeconomia, riprendendo la brillante definizione di Georgescu Reogen.
Non si può che dimostrare soddisfazione per il fatto che si voglia finalmente discutere di argomenti che sono strettamente intrecciati
con la vita politica amministrativa senza limitarsi a proporre la realizzazione di qualche pannello fotovoltaico, sicuramente sempre benefico, ma invece ragionare sulla necessità di mettere in discussione tutto l’attuale modello di sviluppo e iniziando a cambiare i paradigmi e gli stili di vita. Per questo il convegno si dimostra un’azione assolutamente meritoria, diremmo necessaria, proprio perché, nascendo in un contesto politico che è autorizzato ad assumere azioni di governo, si potrà finalmente passare, dalle decisioni di ambientalismo cosmetico, a scelte forse più difficili, ma sicuramente più efficaci, per contrastare la deriva ambientale a cui si sta
andando incontro.
Siamo quindi assolutamente favorevole all’iniziativa anche perché pensiamo che certi errori di indirizzo appena fatti o che si vogliono
fare saranno corretti od evitati proprio per dimostrare che si è decisi a superare il vuoto che si instaura sovente tra le parole e i fatti.
Purtroppo, o per fortuna, avremo così molto da fare, molte decisioni da prendere per correggere il passato anche recente e per migliorare il futuro, adottando responsabilmente per ciascuna di esse il doveroso principio di precauzione.
Speriamo così che si ridiscuta la scelta energetica complessiva, che, travalicando in parte lo stesso Piano energetico regionale, prevede la realizzazione di numerose centrali a Biomasse, a partire da quelle previste nella sola zona di Vercelli, per ragionare sul percorso inverso, ovvero della reale effettiva disponibilità di materia organica utilizzabile sulla quale misurare la necessità numerica degli impianti. Ugualmente che ci si confronti se sia meglio in ogni caso riutilizzare la materia organica bruciandola o piuttosto utilizzandola per il compost che sarebbe utile a rinvigorire le terre che stanno depauperandosi di materiale organico.
Ugualmente si potrà discutere la programmazione migliore relativamente alla realizzazione nella nostra regione di impianti di agrocombustibili in base a reali necessità e possibilità ecologiche e non per semplici desideri di speculazione. Una prima decisione si potrà già assumere riguardo alla richiesta avanzata da parte dei soggetti privati Ghisolfi e Gavio di un impianto per la produzione di bioetanolo presso il Comune di Tortona in frazione Rivalta Scrivia.
La pianificazione territoriale sarà poi finalmente riorientata verso un minore consumo della risorsa territorio, puntando non solo a
conservarne la naturalità, ma anche a ripristinarla e a potenziarla, perlomeno in tutte le aree protette.
Relativamente al trattamento dei rifiuti si rivedranno le scelte operative, oggi assurdamente indirizzate a favore della realizzazione degli inceneritori, per intraprendere invece una vera azione di riduzione, recupero e riciclo, che inquina meno dell’altra e, sulla base del calcolo del ciclo vitale degli elementi, fornisce un rendimento energetico superiore a quello dell’incenerimento, sebbene, a differenza di quello, non sia finanziata con risorse pubbliche. Saranno pertanto riviste le linee guida regionali sulla gestione dei rifiuti
e, se non si riuscirà a cambiare la scelta dell’impianto del Gerbido, si potrà sicuramente evitare la realizzazione di qualsiasi altro impianto per sviluppare completamente il ciclo virtuoso dei rifiuti. Il piano regionale dovrà arrivare prossimamente in Consiglio e potremo intervenire positivamente.
E in tema energetico dovremo ripensare alle tante concessioni che si stanno richiedendo per la realizzazione di nuove centrali elettriche, dal momento che il Piemonte ha già autorizzato tutti gli impianti che servono a renderlo autosufficiente e che si dovrebbero piuttosto incoraggiare l’efficienza energetica e le fonti alternative a basso impatto ambientale, ricordando che, anche senza attendere ulteriori progressi tecnologici, già oggi il solare si dimostra efficace ad abbassare i costi della bolletta energetica e a far risparmiare combustibili fossili ed emissioni inquinanti: si tratta solo di incentivarne la diffusione, decisione che la Regione può prendere a partire già del prossimo bilancio, e non in misura dimostrativa, ma in maniera efficace.
Sarà possibile ridisegnare la strategia complessiva in tema di turismo ridiscutendo se è necessario o indispensabile puntare su una forma tecnologica e consumistica o piuttosto rilanciare una forma naturalistica, e pertanto in quest’ottica si dovrebbero rivedere le scelte fatte su Mediapolis ed evitare ad esempio la realizzazione del trenino interno al Monte Rosa nonché della funivia della Cresta Rossa. E con lo stesso indirizzo andranno riviste le decisioni che hanno portato a concedere aiuti generosi per l’innevamento delle piste sciabili, che privilegiano un turismo che spesso porta un pesante attacco al territorio montano come testimoniamo più documenti che vengono sottoposti alla nostra attenzione. Ricordo ad esempio la segnalazione relativa alla pista da sci all’Alpe Pianalunga nel comune di Alagna Valsesia.
C’é poi il problema di tutti i problemi, la Tav-Tac, come si può coniugare un tema di ecologia che riguarda anche le modalità di utilizzo
sociale delle risorse con un’opera così impattante e le cui conseguenze sull’ambiente sono state ormai certificate da più parti? E non si parla solo di quanto connesso alla sua realizzazione ma anche alla gestione pura e semplice in termini di consumo energetico. Pertanto si potrà finalmente mettere termine alla questione Tav sì Tav no e passare alla realizzazione della ristrutturazione della linea storica che con molte meno risorse garantisce la possibilità di trasferire sul trasporto ferroviario la quantità di merci che si ritiene necessaria e destinare le risorse previste per la Tav a favore di opere di vero risparmio energetico. Stesso discorso vale per il cosiddetto Terzo valico.

In tempi brevi avremo la possibilità di dare seguito a decisioni ambientali ad esempio rivedendo l’Ordine del giorno votato a maggioranza, con la sola esclusione della sinistra, per lo sviluppo dell’aeroporto di Malpensa, sapendo che già oggi la struttura è oltremodo impattante e lo sarà ancora di più dopo l’eventuale costruzione di una terza pista. Ricordando che il trasporto aereo è una delle attività più devastanti dal punto di vista delle negatività ambientali.
Un’altra azione che si può assumere in breve tempo riguarda un tema che coniuga l’ambiente con il sociale. La Fiat ha intrapreso una
collaborazione con la Tata in India per la costruzione di un’auto low cost ma il luogo prescelto per la costruzione dello stabilimento prevede la delocalizzazione di un consistente numero di contadini indiani. Il fatto ha sollevato molte proteste da parte dei locali che sono state represse con la forza e sono costate già numerosi morti. Nel silenzio degli organi d’informazione anche nazionali italiani. Una delle attiviste che seguono questa triste vicenda, Medha Patkar, è anche venuta in Italia a perorare la causa degli indigeni che chiedono la possibilità di continuare a vivere con terra e lavoro, opportunità adesso negate. È in corso un’iniziativa regionale per sollecitare la Regione ad intervenire presso la Fiat perché si faccia carico affinché le necessità imprenditoriali non vadano a scapito della tutela sociale delle persone. Iniziativa che si potrebbe coniugare con un approfondimento sulle conseguenze ambientali di scelte che privilegiano il trasporto individuale, anche in zone del mondo caratterizzate da un’altissima densità abitativa, rispetto ad uno sviluppo di sistemi di mobilità individuali che siano più tollerabili ecologicamente.
In conclusione rimaniamo in curiosa attesa di verificare come si vorranno portare avanti in Consiglio regionale le posizioni ecologiste se
cioè si continuerà a prendere qualche decisione di cosmesi ecologica o se invece si darà luogo ad una svolta che metta veramente al centro la questione del degrado ambientale, dando una continuità coerente all’iniziativa di sabato 26 gennaio.

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