Un appello pubblico per salvare la capitale dal «nuovo sacco di Roma»: lo hanno promosso Italia Nostra, Polis e una vasta rete di comitati che si stanno opponendo alle decine di varianti al Piano regolatore approvate dalla giunta Veltroni negli ultimi mesi. «La politica urbanistica di Roma – si legge nell’appello – ha subito negli ultimi anni un’involuzione autocratica e affaristica che non conosce precedenti. Il sindaco e la giunta hanno espropriato le prerogative del consiglio comunale, riducendolo a mero organismo di ratifica di decisioni prese altrove». I dati sono impressionanti: il consumo dell’agro romano ha raggiunto la metà dell’estensione dell’intero comune, oltre 60 mila ettari su un totale di 129 mila ettari. In sette anni sono stati aperti 28 giganteschi centri commerciali o ipermercati, record europeo, con effetti devastanti dal punto di vista della mobilità urbana. «In campo urbanistico – dicono le associazioni – le decisioni sono prese esclusivamente in accordo con la proprietà fondiaria e ratificate attraverso singoli progetti di trasformazione. Un esempio su tutti, il piano Bufalotta: dopo aver enfatizzato il ruolo delle nuove centralità, la giunta si è piegata alle pretese della proprietà Toti e ha deciso di trasformare le cubature terziarie in anonime residenze».






