Prove di trasmissione in Val di Susa

Continuano a studiarci. Per intanto l’ennesimo incontro del 30 gennaio che avrebbe dovuto svolgersi a Palazzo Chigi fra amministratori valsusini e governo è naturalmente saltato.
Università, Centro Studi continuano ad analizzarci come «fenomeno», l’ultimo libro edito da Feltrinelli ha il titolo: «Le ragioni del no». Donatella della Porta e Gianni Piazza [Università di Firenze e Catania], dopo aver esaminato i noTav e i noPonte, giungono alla conclusione che l’etichetta nimby applicata su entrambi le realtà sono inappropriate. Non tengono in conto quanto la protesta nata nella sfera locale si sia proiettata rapidamente oltre i suoi confini e stia cercando alleanze fuori del territorio.

Prove di trasmissione: sabato 19 gennaio è stata una giornata di mobilitazione nazionale lanciata come Patto di mutuo soccorso a sostegno delle popolazioni campane e per una nuova politica dei rifiuti. Molte realtà hanno aderito. A Torino un presidio sotto la sede della Rai perché munnezza può essere anche certa informazione.
Intanto il braccio di ferro fra gli amministratori valsusini che chiedono l’uscita dall’Osservatorio e quelli che ritengono sia giusto rimanere continua. Il tutto ha comunque prodotto due risultati: il primo la richiesta di poter visionare i documenti sul nuovo tracciato, quello che ha permesso al Governo di avere i finanziamenti dalla Unione Europea, il secondo di poter convocare un’assemblea aperta a tutti i consiglieri maggioranza e minoranza. Il dossier con il nuovo tracciato è arrivato [bontà loro], dopo sei mesi e ancora una volta ne sono viste di tutti i colori. Un viadotto passerebbe sopra la Colombera [Chiomonte] lungo 250 metri bucando la montagna e quota 660 m circa. Il tunnel dell’Orsiera [parco] si presenta lungo il doppio di quello che era previsto per Bussoleno e dunque il doppio dello smarino. Come al solito i documenti vengono passati al setaccio e si discute.

Nel libro in edicola «Mutuo Soccorso La Val Susa si moltiplica. Diario di due anni», una storia che descrive la fatica della partecipazione. Fra movimento e amministratori si discute, si litiga e si fa pace. Almeno fino ad ora è stato così, ed è stato un punto di forza. Non è dato di sapere se il futuro sarà segnato da questa sinergia che tanto ha interessato chi ci studia.
Giuseppe Berta storico dell’industria precisa nel suo Elzeviro su La Stampa: «La Tav e il ponte sullo stretto sono stati avversati non solo perché appaiono in contrasto con l’ambiente in cui dovrebbero sorgere, ma perché rinviano ad una concezione della crescita economica del tutto discutibili». Continua: «E tuttavia la protesta non sarebbe stata altrettanto efficace se non avesse potuto contare su un’altra risorsa quella della partecipazione di base, fondata su una fitta struttura associativa che non posseggono più i maggiori partiti nazionali favorevoli alle grandi opere».

Facessimo cose strane, questa attenzione si capirebbe. Ma tutto continua nella più totale normalità, in questo periodo di fine gennaio e inizio febbraio sono molte le feste che si rifanno ad antichi riti propiziatori del risveglio della natura. A Venaus a Giaglione la danza degli spadonari.
Tutti sono concordi nel dire che una storia come la nostra non si improvvisa è il frutto di vissuti che vengono da lontano e vanno difesi. Stratificazioni di vite, di percorsi, di rapporti personali. La comunità non si improvvisa. Mompantero, dopo i furori della famosa battaglia del Seghino [31 ottobre 05] è tornato ad essere un piccolo comune di quasi settecento anime. È tornato ad essere il Comune che vede l’orso uscire dalla tana. «Dei Selvatici» è una mostra che racconta.
Le pratiche dell’orso e delle danze delle spade attengono a un complesso sistema mitico precristiano di cui la Val di Susa, e nello specifico quest’area definita, ha conservato tracce attive. «Continuate ad essere selvatici» è l’invito, continuate a difendere il concetto di comunità: è la strada giusta.

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