Il comando provinciale di Roma del corpo forestale dello stato ha sequestrato oggi un cantiere abusivo su un’area di ben sette ettari,
dove fervevano i lavori per realizzare un impianto di produzione del cemento, da vendere alla fiorente attività edilizia locale. Sarebbe una
normale storia di ordinario abusivismo nel Lazio [che vanta tristi primati a livello nazionale] se non fosse che la zona si trova all’interno della Riserva naturale statale del litorale romano, nel comune di Fiumicino [Roma]. Una vicenda che ripropone la questione dell’illegalità diffusa sul territorio, che non risparmia le delicate zone costiere né tantomeno le aree protette. Lo confermano le denunce quasi quotidiane delle associazioni ambientaliste, che negli anni hanno costruito interi dossier sull’abusivismo ovunque, nel parco dell’Appia
antica come in quello di Veio o del Circeo, sul demanio, le dune costiere e le sponde dei laghi. Dal fronte istituzionale, l’unico rapporto che si ricordi sull’abusivismo edilizio nelle aree protette è del ministero dell’ambiente e risale al 1998: in testa c’erano il Lazio e la Campania, che da sole registravano il 75 per cento degli abusi.






