Ultimatum dell'Ue all'Italia: un mese di tempo

E’ arrivato, duro e puntuale, il parere della Commissione europea sulla situazione dei rifiuti in Campania. E’ la seconda tappa della procedura d’infrazione, che l’Ue ha aperto dopo l’esplosione dell’ennesima crisi. L’Italia ha un mese di tempo per rispondere al parere motivato emanato dalla Commissione, anziché i soliti due. Se la risposta italiana non sarà considerata soddisfacente, l’Italia sarà deferita alla Corte di giustizia europea e potrebbe subire sanzioni.
Nella nota diffusa da Bruxelles la crisi campana viene definita «cronica» e si sottolinea come la mancata attuazione delle norme europee e gli incendi appiccati da «residenti arrabbiati» abbiano messo a rischio la salute dei cittadini. In conferenza stampa, il commissario europeo all’ambiente Stavros Dimas ha detto che «la situazione è intollerabile» e ha invitato le autorità italiane non solo a «risolvere l’emergenza» ma a «predisporre le infrastrutture per una gestione dei rifiuti che affronti in modo durevole un problema che si trascina da più di dieci anni». Nel diplomatico linguaggio dell’Ue è un modo per invitare l’Italia a superare la gestione commissariale e a prevedere una gestione dei rifiuti che rispetti le norme europee, tanto sul piano dell’impatto ambientale, quanto su quello delle procedure [per esempio, negli appalti].
Il parere di Bruxelles rafforza, apparentemente, il ruolo del supercommissario Gianni De Gennaro, dal quale si attende entro oggi o forse venerdì una decisione sui siti di stoccaggio e sulle discariche da riaprire tra quelle individuate nel primo elenco elaborato qualche giorno fa. Le cose, nonostante l’assist europeo, non saranno comunque facili. In quasi tutti i 30 siti individuati dal piano dell’ex capo della Polizia, ci sono proteste dei cittadini. E proteste ci sono state anche giovedì mattina, in diversi punti della Campania.
A Marigliano migliaia di abitanti contrari alla riapertura della discarica hanno bloccato per alcune ore il nodo autostradale e stradale dell’interporto di Nola, sull’autostrada A30 Caserta-Roma, all’altezza del chilometro 15 in direzione Caserta. Un tir con i copertoni tagliati è stato messo di traverso. Attorno al paese, poi, sono stati bloccati i due ingressi della discarica e una rotonda nevralgica.
Proprio della situazione a Marigliano, e della discarica di Boscofangone si è discusso nel vertice avvenuto in prefettura a Napoli, tra il supercommissario De Gennaro, enti locali e parlamentari. Secondo Tommaso Sodano [Prc], presidente della commissione ambiente del Senato, De Gennaro sarebbe disposto a fare «verifiche approfondite» prima di prendere una decisione definitiva sulla discarica di Marigliano. Sodano ha anche sottolineato un aspetto importante del parere della Commissione europea, e cioè l’assenza rilevata da Bruxelles, di «coinvolgimento dei cittadini nelle decisioni ambientali». «E’ una carenza grave – ha detto Sodano – e Bruxelles ha ragione a rilevarla, anche perché la situazione in Campania dimostra quanto sia difficile ricucire il rapporto tra cittadini e istituzioni una volta che si sia lacerato».
Iniziano anche le manifestazioni di segno «opposto», almeno in apparenza: a Pozzuoli decine di persone hanno protestato per la spazzatura in strada, che non viene raccolta da più di dieci giorni. Si allarga anche il cerchio dei cittadini che provano ad auto-organizzare la raccolta differenziata, anche dopo la «conquista» poliziesca dell’ex Manifattura Tabacchi di Gianturco, occupata dai cittadini nei giorni scorsi e trasformata in una delle isole della raccolta differenziata «dal basso». La Funzione pubblica della Cgil Campania ha lanciato un appello a tutti gli enti pubblici per attuare la raccolta differenziata. Dalla prossima settimana, la Fp lancerà una campagna per sensibilizzare enti pubblici, ospedali, beni culturali e sedi Inps sulla necessità di incentivare la raccolta differenziata. L’esasperazione è tale che perfino una cosa ovvia come la raccolta differenziata sembra rivoluzionaria.

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