Tempo 36 mesi e dovrebbero cominciare a volare gli aerei nel terzo scalo del Lazio, a Viterbo. E’ l’obiettivo fissato dal ministro dei trasporti Alessandro Bianchi e dal presidente della regione Piero Marrazzo, che ieri hanno firmato l’intesa che fissa modi, tempi e interventi per dirottare nel capoluogo della Tuscia il traffico low cost diventato insostenibile per Ciampino [Roma].
Secondo i dati forniti dall’Enac [Ente nazionale per l’aviazione civile], però, nel 2020 la domanda di trasporto aereo, per il solo bacino di Roma, riguarderà circa 50 milioni di passeggeri, ragion per cui il presidente Marrazzo sta pensando alla localizzazione di un quarto scalo. A motivarlo è anche un ordine del giorno approvato dal consiglio regionale, che sollecita l’individuazione di uno scalo «a valenza regionale» nel basso Lazio. Nella direzione opposta procede il comitato coipiediperterra, che propone la drastica e immediata riduzione del traffico aereo se si vuole salvare il pianeta. E che se la prende anche con quei rappresentanti istituzionali e imprenditoriali locali che «persistono in una propaganda scipita e mistificante invece di affrontare i veri, gravi problemi che implica l’insensata proposta di realizzare a Viterbo un devastante mega aeroporto per voli low cost del turismo ‘mordi e fuggi’ per Roma».
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