Questa lettera è stata affissa nella facoltà di Sociologia dell’Università Federico II e recapitata a titolo personale ai docenti.
«Professori e ricercatori della Facoltà di Sociologia, siamo studenti/esse e cittadini della Campania, seriamente preoccupati per lo scempio che si sta perpetrando nella nostra regione in quasi vent´anni della cosidetta «Emergenza Rifiuti». Su questo enorme dramma, purtroppo, non è stata spesa una parola all´interno della facoltà di Sociologia che dovrebbe non solo occuparsi dell´argomento, ma anche impegnarsi in analisi di tipo socio-ambientale cercando di individuare le vie di uscita da una situazione che pare essersi incancrenita e che ora sembra deteriorere definitivamente il rapporto dei cittadini con i loro rappresentanti politici ed istituzionali.
Ad oggi, le diffuse proteste dei cittadini stanno propagandosi in tutta la Regione Campania; l´esasperazione delle persone di
vedere i propri cari ammalarsi di tumori o di vivere in ambienti talmente desolanti e malsani hanno portato allo sfinimento anche l´animo più indifferente.
Ci indigna assistere all’indifferenza intellettuale che respiriamo in questa Facoltà; riteniamo invece funzione inderogabile dell´istituzione
universitaria cercare di analizzare la società contemporanea per dare una risposta scientifica e critica ai disagi che coinvolgono tutti cittadini. Ci addolora vedere docenti arroccarsi all´interno del castello del sapere e non organizzare il proprio lavoro per cominciare a divulgare quella sensibilità per l´umanità che ha contraddistinto molti sociologi.
In altre facoltà di Sociologia, infatti, sono nate da tempo cattedre nuove ed utilissime come quella di Sociologia dell´Ambiente, per cominciare a pensare nuovamente in meglio un mondo che sembra ormai estraneo ed avverso all´uomo.
In effetti, nuove problematiche si abbattono sulla vita delle persone e sembra quasi un paradosso che solo all´interno della Facoltà di Sociologia della Federico II non esista una cattedra del genere, mentre nella «più privata» Suor Orsola Benincasa è attiva già da anni.
Nella nostra facoltà proliferano cattedre riguardanti materie che puntano al monitoraggio preciso di quello che è l´elettorato di un partito o di come carpire l´opinione pubblica, ma sembra distogliere lo sguardo dai problemi del territorio nel quale è immersa. Sembra quasi che la dimensione di analisi locale sia relegata solo alla dimensione prettamente economica o politica, senza concentrarsi sulla qualità della vita delle persone, dimensione e prospettiva ormai richiesta dalla società civile.
E´ sconfortante vedere medici talmente preoccupati per la situazione in Campania, doversi confrontare con politici ignoranti e affaristi ed ancor più paradossale, che semplici cittadini siano costretti raccogliersi in gruppi di ricerca ed individuare soluzioni al problema rifiuti, riuscendo meglio di chiunque amministratore a dare indicazioni non nocive e virtuose.
A fronte di un percepibile assenteismo dell´ «ntellighenzia» della facoltà di Sociologia cerchiamo di sintetizzare un dramma sociale e umanitario, che dovrebbe risultare remoto in una società che si professa democratica, egualitaria e moderna.
14 anni di Commissariamento hanno creato le condizioni necessarie affinché la Campania divenisse la discarica di tutta Italia, se non dell´Europa. Durante questi anni i cittadini non hanno visto risolvere questa drammatica questione, ma hanno assistito alla trasformazione dell´emergenza rifiuti in una vera e propria crisi sanitaria e ambientale [come individuata dall´Organizzazione Mondiale della Sanità].
Causa di questa tragica situazione è stata la mancata realizzazione della raccolta differenziata e il successivo reciclaggio, con un aumento sconcertante di mega discariche. All´interno di queste discariche ed altre ancora, si è attuato sistematicamente uno sversamento incontrollato di milioni di metri cubi di immondizia indifferenziata che si è trasformata in una bomba tossica, inquinando tutto il territorio Campano. A peggiorare ancora di più la situazione è stata l´intrusione di interessi economici di grandi aziende e di gruppi camorristici che hanno permesso in poco più di 5 anni lo smaltimento abusivo di oltre 3 milioni di tonnellate di rifiuti tossici provenienti da tutte le industrie di Italia. Tutti questi fattori hanno trasformato la Campania in un ricettacolo di tumori e malformazioni che scaturiscono dall´inalazione e ingerimento di sostanze pericolosissime come metalli pesanti e diossina. Quest´ultima entra direttamente nel ciclo alimentare, cioè una volta immessa nell´aria va a contaminare i terreni e tutto quello che vi cresce e di cui si alimentano uomini e animali…fino alla nostra tanto esportata mozzarella di bufala. E´ ormai scientificamente provato che la diossina è causa di tumori e malformazione al sistema nervoso. In particolare si calcola che in questi anni ci sia stato un incremento del 9 per cento di moertalistà maschile, 12 per cento della mortalità femminile e addiritura un incremento di 84 per cento dei tumori ai polmoni e fegato, linfomi e sarcomi nonché malformazioni congenite [dati Protezione Civile 2004].
Inoltre si calcola un aumento del 24 per cento dei tumori nelle zone circostanti le discariche [The Lancet Oncology].
Noi non vogliamo emigrare per poter trovare lavoro in altre regioni, arricchite da uno sviluppo industriale alimentato da una strutturale
dipendenza economico-ambientale del Mezzogiorno [vedi le scorie di Porto Marghera]. Non vogliamo continuare ad emigrare per portar in salvo la vita o dover sopravvivere; siamo nati in questa terra, la amiamo e qui R-ESISTEREMO!
C´è sempre tempo per redimersi da un silenzio prossimo alla morte!
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