I 14 anni di gestione straordinaria sono serviti, non a niente, ma a rafforzare e a costruire un sistema di potere «alternativo» che ha fatto della gestione dei rifiuti il paradigma della situazione complessiva, non solo politica ma anche sociale, della Campania.
Oggi si dice che la colpa del disastro sta nel fatto che non si è riusciti ad attuare quel piano rifiuti approntato da Rastrelli, presidente dell’ultima giunta di destra, prima che Bassolino lo prendesse in gestione, sia come presidente della Regione che come Commissario straordinario. Si dice anche che quel piano non sia stato realizzato per l’opposizione dei vari territori campani e addirittura per il ritardo sull’inceneritore di Acerra si addita Pecoraro Scanio come unico responsabile. Le cose non stanno proprio così. Tutto il piano infatti è passato per un grande appalto il più grosso d’Europa che ha dato ad un’unica impresa l’Impregilo la sua gestione. Impregilo ha puntato a movimentare la spazzatura ma se fosse riuscita o meno a bruciarla era un problema secondario.
Oggi la situazione a Napoli è pericolosa perchè la spazzatura si vede meno, almeno in città, dove hanno iniziato a pulire le strade. Il rischio a questo punto è che cali l’attenzione sulla questione.
«Arcipelago Napoli», il cantiere sociale che si svolgerà questo sabato e domenica a Napoli, non punterà la sua attenzione solo sulla questione dei rifiuti ma utilizzerà il tema per affrontare quello che è l’oggetto del cantiere, cioè come ricominciare a ragionare di «pubblico», inteso come soggettività, lavoro etc, partendo dal territorio, dal basso.
La questione dei rifiuti quindi sarà un modello sui cui ragionare e da analizzare, che ci consentirà di parlare del tessuto sociale campano, di ciò che si è modificato, di quello che è cambiato.
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