Continua la protesta contro la «bomba ecologica» nella ex Manifattura Tabacchi di Gianturco a Napoli. Per oltre due ore nella serata di ieri c’è stato un blocco stradale del principale incrocio del quartiere [via Gianturco–via Galileo Ferraris] e della viabilità di Napoli Est, realizzato dai cittadini. Oggi inoltre il comitato «Comitato salute e ambiente Napoli est» è venuto in possesso dei risultati del carotaggio commissionato nel 1997 dalla società di gestione della Ex-Manifattura, da cui risulta che la falda acquifera è addirittura a soli 50 centimetri dal suolo dove vogliono disporre le ecoballe. Tramite le pressioni del comitato la commissione ambiente della quarta municipalità ha quindi richiesto all’Arpac un nuovo urgente monitoraggio.
Sul numero di Carta in edicola domani, venerdì 8 febbraio, troverete un reportage dalla ex Manifattura tabacchi che racconta come per una settimana questo grande capannone sia diventato la Comune napoletana della raccolta differenziata organizzata dai cittadini, prima che le truppe del super-commissario De Gennaro li sgomberasse.
E ancora un racconto del giornalista e scrittore Francesco De Filippo dal titolo Quando nacque ’a munnezza ci porta indietro nel tempo, quando nacque il quartiere di Pianura, al centro delle proteste del «piano anticrisi» del Commissario.
Anche in una città sconvolta dalla «questione rifiuti» come Napoli ci sono i partiti e le istituzioni che fanno «politica» e ci sono poi e persone aggregazioni sociali che si prendono cura delle persone, dell’ambiente, dei bene comuni. Molti, tra questi ultimi, hanno pensato che sarebbe davvero importante incontrare altri a proposito di beni comuni, per confrontarsi ad esempio su acqua, cooperazione sociale, socialità nelle periferie, contrasto al consumo insensato di suolo, ecc.
Per questo a Napoli, questo fine settimana, si svolgerà un incontro, un «cantiere sociale», intitolato Arcipelago Napoli. Costruire ponti tra tanti modi di vivere e pensare ad una città diversa.
Sabato 9 e domenica 10 febbraio, a Santa Maria la Nova [Antico Refettorio, Largo Santa Maria la Nova] per le plenarie, e alla facoltà di architettura [via Forno Vecchio 36] per i gruppi di lavoro, molte persone che lavorano nella società, nel sindacato e nella cultura di Napoli, come [per citarne solo alcuni] Giovanni Laino e Sergio D’Angelo, Enrica Morlicchio e Susi Veneziano, Consiglia Salvo, Attilio Wanderlingh e Andrea Morniroli, si domanderanno come costruire un’altra città, diversa da quella in cui si è prodotto – tra l’altro – il disastro dei rifiuti.
Con loro, amici come Dino Greco e Giancarlo Paba, Enrico Pugliese, Bruno Amoroso, Alex Zanotelli.
Qui di seguito potrete leggere il programma completo del cantiere, per altre informazioni si può chiamare il 338 1600757.
Ancora ospitiamo la lettera di Tullia Cautiello, una cittadina napoletana.
Tullia, figlia dell’avvocato Pasquale Cautiello, dirigente della nettezza urbana quando Bassolino era sindaco di Napoli, si rivolge proprio a Bassolino con questa lettera che spiega il «sistema nomine» e cosa successe a Napoli in quel lontano 1993 e negli anni a seguire.
Cantiere sociale
ARCIPELAGO NAPOLI costruire ponti tra tanti modi di vivere e pensare ad una città diversa
sabato 9 e domenica 10 febbraio
sabato 9 febbraio – ore 9,30/12,15 – plenaria
Santa Maria la Nova, Antico Refettorio, Largo Santa Maria la Nova
coordina e introduce: Pierluigi Sullo
Primo tema:
Cittadinanza sociale, impegno nei territori: illusione di nuovi e vecchi reduci o strategia plausibile per un’altra politica?
interventi di Dino Greco e Sergio D’Angelo
Secondo tema:
Partecipare e lavorare insieme: promuovere legami per fare rete
interventi di Giancarlo Paba e Osvaldo Cammarota
Terzo tema:
Costruire relazioni per una città includente
interventi di Franco Floris e Enrica Morlicchio
ore 12,30/14 – gruppi di lavoro – Facoltà di architettura, Via Forno Vecchio 36
Primo gruppo:
Cittadinanza sociale, impegno nei territori: illusione di nuovi e vecchi reduci o strategia plausibile per un’altra politica?
conduttore: Massimo Angrisano
rapporteur: Serena Sorrentino
Secondo gruppo:
Partecipare e lavorare insieme: promuovere legami per fare rete.
conduttore: Consiglia Salvio
rapporteur: Carla Majorano
Terzo tema:
Costruire relazioni per una città includente.
conduttore: Susi Veneziano
rapporteur: Giovanni Laino
15/18 – proseguimento gruppi di lavoro
domenica 10 febbraio ore 9,30–Plenaria
Santa Maria la Nova, Antico Refettorio
coordina: Andrea Morniroli
ore 9,30/10,15
Relazione gruppi di lavoro
10,30/13
Discussione sulle relazioni dei gruppi e conclusioni.
Intervengono tra gli altri Bruno Amoroso, Enrico Pugliese, Alex Zanotelli.
Caro Bassolino,
[finalmente] ti scrivo!!!!
Mi chiamo Tullia Cautiello e sono anni, per l’esattezza 15, che attendevo questo momento. Tante sono le cose che ho da dirle, ma innanzitutto le voglio dire : «Grazie». Grazie per non aver saputo gestire, tra le altre cose, anche la questione «spazzatura» e per aver, quindi, canalizzato la sua fine politica in una sorta di tragedia alla «Don Giovanni» di Mozart, che ha superato di gran lunga tutte le mie auspicabili proiezioni ed aspettative.
Eh, sì, caro Bassolino, lei è arrivato alla fine, anche se, pateticamente, si ostina a voler restare attaccato alla sua poltrona, sebbene sotto stia crollando il pavimento!
Ovviamente il mio rancore nei suoi confronti non è gratuito, ma nasce la bellezza di 15 anni fa, quando lei, diventando sindaco di Napoli e facendosi «bello» in Europa e nel mondo con i soldi avuti per il G8 e non per la sua gestione economica, fra i primi atti significativi del suo mandato, oltre quello di aumentare a sé ed al suo staff lo stipendio, si prese la briga di far scrivere una lettera all’allora dirigente della Nu [nettezza urbana ndr.] , l’avvocato Pasquale Cautiello, mio padre.
In quella lettera diceva che mio padre aveva infangato il nome di Napoli nel mondo, eppure gli anni in cui mio padre è stato dirigente della Nu hanno visto una Napoli insolitamente pulita. Mio padre ha ora circa 79 anni e, se si fa i conti, può constatare che 15 anni fa ne aveva circa 64. Era alla fine della sua rispettabile carriera, iniziata, sebbene la laurea in Giurisprudenza, come bidello. Eh, sì, caro governatore, mio padre la gavetta l’ha fatta tutta, fino a che, a metà degli anni ’80, gli fu passata la «patata-bollente Nu», che nessuno voleva, e mio padre si vide nominato facente funzione prima e direttore poi. Era l’unico papà che ne capiva di rifiuti, era considerato un tecnico eccellente.
Riuscì a gestire l’assunzione di ex detenuti e fu promotore della privatizzazione di parte del servizio con un «appalto concorso» che affidava a ditte private la raccolta e il trasporto della spazzatura. Tale progetto con una spesa annua di 70 miliardi di lire, in proporzione di gran lunga inferiore ai costi attuali, ha consentito nello spazio di un mese di trasformare completamente la facciata di Napoli, tanto che da moltissime città d’Italia venne richiesta la delibera dell’appalto concorso ed il capitolato d’appalto.
Poi il ciclone tangentopoli travolse anche mio padre, che comunque non era un politico, ma solo un tecnico. Sulla sua pelle conobbe gli effetti della custodia cautelare e si fece due notti in carcere, accusato da uno di quelli che non era riuscito ad entrare nell’appalto.
Gli bloccarono i conti, lo stipendio, lo sospesero dal servizio ed il giudice Cantelmo cercò in tutti i modi di trovare quel cavillo che potesse condannarlo, essendo la «forma dell’appalto perfetta», troppo perfetta per essere lecita. In quel momento subentrò lei al sindaco Polese e, senza conoscere mio padre, senza conoscere fatti e retroscena, senza formulare un pensiero proprio, ma solo ripetendo slogan di massa, condannò l’avvocato Cautiello, prima dei giudici, come se fosse Dio.
Mio padre è del 1929, è uno di quegli uomini per cui onore, rispetto, coerenza, onestà non sono parole. Mio padre si sarebbe potuto arricchire in quegli anni, se fosse stato diverso; avrebbe potuto «sistemarci», magari acquisendo una qualche ditta privata [vedi Gest line]; avrebbe potuto prendere buste e bustarelle, ma già la prima indagine sui conti di famiglia lo portò a casa e, rinviato a giudizio solo per abuso d’atti d’ufficio, fu assolto in primo grado e risarcito, perché era solo un tecnico, non aveva potere decisionale. Quell’avventura ha spento mio padre, che ritengo ancora, attualmente, il massimo esperto in campo di rifiuti a Napoli; l’ha fatto chiudere in casa, perché la gente, comunque, diceva «se l’hanno messo in carcere, qualcosa ha fatto»; l’ha costretto ad andare anticipatamente in pensione, togliendo a papà il lavoro, che era la sua vita.
L’unica, magra soddisfazione è che dopo papà il nulla. Lei ha campato di rendita sul suo progetto per qualche anno, poi l’ha capovolto, centralizzando la gestione, che organizzativamente e logisticamente era decentrata e trascurando il problema discariche, che necessitava e necessita di una programmazione a priori.
Cosa ha saputo fare lei e la sua amica sindaco? Avete cercato di adattare a Napoli il progetto di pulizia urbana di Ivrea, nominando assessori del nord, avulsi dal nostro contesto e dalle nostre problematiche. Avete fatto saturare le discariche, senza provvedere a creare un reale circuito di riclo con raccolta differenziata [che papà aveva già in piano con una raccolta porta a porta con i sacchetti colorati, ricorda?], discariche specifiche ed impianti di riciclaggio. Avete fatto un gran casino e non ve ne volete andare, eppure Voi realmente avete infangato il nome di Napoli in tutti i paesi del globo. Mio padre ora è sereno, perché chi è giusto è sereno e sa che, se uno straniero dovesse udire il suo nome, lo potrebbe associare a Napoli solo per il suono. Se uno straniero, invece, udisse il suo di nome, caro Bassolino, lo associerebbe a Napoli con una smorfia di disgusto. E sarà così fino a che questa generazione avrà memoria.
Tullia Cautiello
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