La frase di rito viene ripetuta oggi su tutti i quotidiani, soprattutto quelli «affini» all’ex sindaco: «Dopo cento anni, Roma ha un nuovo piano regolatore». Parole ad effetto, che provano a nascondere la qualità [pessima] di un Piano approvato dal consiglio comunale dopo una giornata di tensione. L’80 per cento delle edificazioni previste nel Piano sono già realtà, mentre decine di varianti e deroghe hanno stravolto il testo adottato nel 2003. Nulla o poco più per quanto riguarda il diritto alla casa, a parte la «bufala» di un piano comunale che prevede entro il 2011 la costruzione di oltre diecimila case popolari. Sia la tempistica che il fabbisogno stimato non fanno i conti con la realtà di una emergenza che non è più tale. La mobilitazione dei comitati e movimenti, costata cinque feriti per le pesanti cariche della polizia, ha ottenuto un importante risultato: il rinvio alla prossima consiliatura della discussione delle tre varianti-vergogna [Eur, Magliana e Bufalotta] proposte fino all’ultimo dalla giunta. Tre giganteschi cambi di destinazione d’uso, giustificati con il solito ritornello degli «oneri concessori», contestati da un fronte ampio di comitati e, nel caso di Bufalotta, bocciati anche dai consigli municipali.






