Domenica 17 febbraio a Firenze si è svolto il referendum sulla tramvia con la vittoria dei cittadini che si oppongono al progetto.
Sulla linea 2, che collega Peretola a piazza della Libertà e passa in piazza Duomo e accanto al Battistero, si è dichiarato contrario il 53,84 per cento e ha votato a favore il 46,16 per cento. Sulla linea 3, che collega Careggi a viale Europa, ha votato contro il 51,87 per cento e a favore il 48,13 per cento degli aventi diritto.
«Il ‘Big Sunday’ è passato, con gli ultimi colpi di coda di una brutta campagna referendaria che non ha certo brillato nell’evidenziare le posizioni serie e motivate, purtroppo sovrastate da slogan contrapposti, da balle e boutades per finire nel grottesco delle performance di sabato: donne nude per Razzanelli e rivendicazioni di amore per il proprio fonte battesimale per un sindaco evidentemente a corto di argomenti – ha detto Ornella De Zordo capogruppo di Un’altra città Un’altromondo – Oggi è finalmente lunedì e hanno perso Domenici e la sua maggioranza, il cosiddetto neo ‘ambientalismo del fare’, il gotha del Pd, Veltroni compreso, che non si è risparmiato dichiarazioni; ha perso l’arroganza di una posizione di difesa che ha rifiutato di ascoltare; ha perso l’idea della superfluità dell’informazione e della partecipazione; ha perso la politica muscolare del più forte; ha perso una classe politica che vive la crisi evidente della rappresentanza non come un’occasione di cambiamento ma come una minaccia allo status quo».
Mario Razzanelli apogruppo Udc in comune e promotore del referendum ha commentato così la vittoria: «Credo che sia la vittoria della città contro la prepotenza, l’arroganza e la falsità inventata in questi giorni da questa amministrazione, che ha trasformato la possibilità di un confronto di cittadini in squallida battaglia elettorale. Questa è la prima battaglia di una guerra, non pensino che ci fermiamo qui. Noi chiediamo di aprire un tavolo di confronto sulle linee 2 e 3, e di fare una moratoria su quei progetti, trovando delle soluzioni alternative che servano veramente a risolvere i problemi della mobilità in città come il progetto integrato micrometropolitana-tramvia».
Il no però potrebbe essere solo simbolico perché, non essendo neanche stato sfiorato il quorum, il Comune potrà tirare dritto e costruire le due linee del tram.
«I risultati del referendum non mettono in discussione la realizzazione di un’opera utile per l’ambiente e per i cittadini e il non raggiungimento del quorum non rende obbligatoria la discussione in consiglio comunale – ha detto Ermete Realacci, parlamentare toscano del Pd e presidente della Commissione ambiente, territorio e lavori pubblici della Camera – Ma il fatto che un fiorentino su cinque si sia espresso contro l’opera rende opportuno tener conto delle ragioni degli oppositori prestando particolare attenzione alle contropartite ambientali e alla certezza dei tempi di realizzazione. Non si deve sottovalutare, infatti, che il risultato del referendum sia stato influenzato anche dal fastidio causato dai lavori».
Dalle Colonne del Corriere della Sera l’ex presidente di Italia Nostra, Carlo Ripa di Meana fa sapere che «per far mancare quel quorum è stata organizzata una crociata».
Per Vittorio Sgarbi, assessore alla cultura di Milano, per il no al progetto: «L’esito del referendum è largamente positivo e il pretesto del quorum è grottesco perché si tratta di un’iniziativa popolare. L’affluenza del 40 per cento è stata straordinaria e tale da far capire che quest’opera non si deve fare. Considerando che ad avere una particolare sensibilità nei confronti dei beni culturali è di solito una minoranza della popolazione. Quella di Domenici è stata una sconfitta politica visto che ci si poteva aspettare che ci fosse una maggiore affluenza per il sì sostenuta dalle forze politiche che lo hanno eletto».
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