Proprio nei giorni in cui il petrolio supera i 100 dollari al barile, dalla Basilicata parte la richiesta, forte, ferma, di una moratoria sulle nuove estrazioni petrolifere. L’aumento del Pil regionale in oltre dodici anni di estrazioni petrolifere in Val d’Agri ha portato la Basilicata fuori dalle regioni «Obiettivo 1». Eppure oltre 3 mila giovani all’anno abbandonano il territorio lucano, secondo i dati dello Svimez, specie dalle aree interne per cercare lavoro altrove. Non c’è alcuna inversione di tendenza, ma il segno chiaro e inequivocabile che finora il petrolio è stato un affare solo per le multinazionali. Per questo, le migliaia di persone che hanno manifestato questa mattina a Potenza non hanno detto no solo alla concessione petrolifera di Monte Grosso, che minaccia direttamente la città. Hanno posto una questione più alta, che è quella del diritto di scelta sul futuro del proprio territorio.
La Regione Basilicata, dopo le brutte figure rimediate nei giorni scorsi proprio sulla vicenda di Monte Grosso, farebbe bene a individuare un nuovo percorso di partecipazione capace di includere le istanze dei cittadini che non hanno più fiducia nel meccanismo delle royalties. Il punto di partenza potrebbe essere un nuovo e partecipato piano energetico regionale, che dovrebbe puntare alla creazione di un meccanismo di autosostentamento energetico basato sulle fonti alternative, lasciando il petrolio dove si trova.
Senza partecipazione democratica, le multinazionali ingorde continueranno a ipotecare il futuro della Basilicata e a piegare gli strumenti di governo del territorio per adattarli alle loro necessità più che a quelle dei cittadini.
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