«E’ certo che troveremo una posizione unitaria per esplicitare al meglio la nostra critica»: la dichiarazione di Franco Giordano, segretario del Prc, fa trasparire le divisooni che sono emerse a proposito della posizione che terrà la Sinistra arcobaleno nell’aula della Camera al momento del voto sulle missioni all’estero, Afghanistan compresa. I quattro partiti della Sinistra, infatti, dopo il No compatto espresso nelle commissioni esteri e difesa di Montecitorio il 12 febbraio scorso, si presentano adesso con sfumature diverse e la possibilità che il No di qualcuno si trasformi in astensione o in non partecipazione al voto. Per evitare questa divisione, in queste ore i gruppi della Sinistra arcobaleno stanno discutendo.
Faticosamente, Prc, Verdi, Sd, Pdci hanno raggiunto l’accordo per le percentuali di candidati, candidati esterni, alternanza uomo/donna, incompatibilità, conferma di parlamentari con piu’ di mandati alle spalle. Da giorni Bertinotti ha annunciato che non sarà lui l’unico a guidare le liste arcobaleno in tutta italia, un meccanismo che avrebbe precluso al Prc il secondo posto in tutte le liste e che con quattro leader sarebbe stato di difficile applicazione. L’accordo prevede che a Rifondazione vada il 45 per cento dei seggi, a Verdi e Pdci il 19 per cento, a Sinistra democratica il 17. Era stata proprio Sd ieri, irrigidendosi sulla richiesta di «pari dignità» con gli altri due partiti minori, a rifiutare l’intesa, chiedendo una pausa di riflessione. Considerando però che per ora nemmeno nelle previsioni più ottimistiche la Sinistra arcobaleno è accreditata di 100 parlamentari, a conti fatti il due per cento di posti in meno riconosciuto a Sd sembra più che altro simbolico e non dovrebbe tradursi in seggi o posti in lista in meno. Quanto alle candidature esterne ai partiti: non esistendo una quota riservata alla società civile, ogni partito tra i quattro fondatori dovrà eventualmente decidere se sacrificare dei posti previsti nella sua quota a favore di eventuali personalità esterne.






