C’è un modo semplice, a Roma, per capire come la rendita immobiliare ha soppiantato la speculazione dei vecchi palazzinari: andare alla Romanina, ex borgata della periferia sud-est della capitale, municipio X.
Sui terreni della ex Italcable, il Piano regolatore del ’62 indicava la destinazione a servizi pubblici generali. Nel 1990, l’immobiliarista romano Sergio Scarpellini acquista i terreni dalla Società Latte Giglio, divenuta proprietaria del terreno, al prezzo di 160 miliardi di lire. Il Nuovo piano, successivamente, trasforma la zona in «centralità urbana metropolitana»’: 1 milione e 130 mila metri cubi di cemento. Ma da quelle parti, a qualche centinaia di metri di distanza, una ‘’centralità’’ già c’è, con l’università, il policlinico, la futura città dello sport di Calatrava. E’ quella di Tor Vergata. Tre mesi fa nuovo colpo di scena: Scarpellini annuncia di voler contribuire alle spese per il prolungamento della linea A della metropolitana fino alla «sua» centralità, ma in cambio chiede un contributo straordinario di 50 milioni di euro.
I comitati e le associazioni del municipio hanno detto di no e insieme al presidente del Municipio X, Sandro Medici, hanno avviato un tavolo di confronto con Scarpellini.
Ora è tempo di elezioni: i comitati hanno deciso di sostenere solo le liste che aderiscono alla vertenza per il drastico ridimensionamento del progetto.






