3400 frecce contro il presidio di Montale

Da qualche tempo il tema dello smaltimento dei rifiuti è assurto agli onori delle cronache nazionali dimostrando, tra le altre cose, come nonostante le belle parole, il potere non ammetta né dibattito né dissenso nei confronti delle decisioni che precipita sulle teste delle persone.
Le vicende campane–ma non solo–se vagliate più in profondità dimostrano, oltre al fatto palese di quanto sia grave il problema d’ordine sanitario legato alla «mondezza», quale siano i mezzi principe attraverso il quale il potere decide di dirimere le questioni più spinose: la repressione e la violenza sia fisica che psicologica.
Anche a Montale [Pistoia], come presidio permanente, stiamo attraversando quella fase che tende a trasformare le legittime rimostranze ed i timori degli individui riguardo i problemi legati alla gestione del quotidiano, si parli di tav, basi della morte, cpt, devastazioni ambientali e sociali, lo smaltimento dei rifiuti e la presenza sul territori di impianti di termodistruzione, in problema di ordine pubblico Si dimostra di nuovo anche in questa vicenda di quanto il potere, non solo rifiuti ogni istanza portata dal basso da quei cittadini che dice di rappresentare, ma di come non preveda assolutamente, al di fuori di se ogni tentativo di organizzazione dell’alterità.

L’amministrazione comunale che quest’estate, nella figura del sindaco Razzoli decise di rifiutare la concessione gratuita dello spazio sul quale
sorge il presidio, ora a distanza di qualche mese ha deciso di recapitarci un’ingiunzione di sgombero con allegata un’immancabile multa di 3400 euro [gli arretrati di pagamento del suolo pubblico più la mora].
La richiesta, denota una volontà eminentemente politica che vede nell’attacco portatoci dall’amministrazione montalese il tentativo palese di tagliare le gambe a quella parte di movimento contro l’inceneritore che evidentemente, grazie alle sue azioni, ha provocato e provoca tuttora più di un grattacapo alla triade Razzoli/Magnanensi/Gori, ovvero i sindaci dei tre comuni proprietari del C.I.S., l’Spa che gestisce l’impianto montalese.
La matrice politica di questa richiesta risulta palese anche alla luce della disparità di comportamento che i vari apparati di potere hanno denotato in questa vicenda: da una parte il presidio permanente, che non è mai stato riconosciuto come reale interlocutore politico, del quale è stata ignorata ogni richiesta. Di contro l’atteggiamento che lor signori hanno tenuto nei confronti di chi in maniera comprovata ha arrecato un danno reale alla popolazione, avvelenandola a mezzo diossine e che non ha subito che qualche tirata d’orecchi e, almeno in un caso, ricevuto come «tremenda punizione» una beata candidatura nelle fila del novello partito democratico. Dal 30 luglio tutte le iniziative che abbiamo messo in campo, dalle cene agli incontri pubblici, dai sit-in alle semplici serate di condivisione
passate sotto il tendone della struttura di via Tobagi, sono state oggetto, oltre che di condivisione di pareri e saperi [condizione sine qua non un
movimento non può dirsi popolare] tra i vari individui ivi transitati, anche di particolari attenzioni da parte della forza pubblica, che per un periodo
non ha lesinato visite giornaliere di «controllo» alla struttura, dimostrando come l’unica colpa degli uomini e le donne che per mesi hanno
frequentato e frequentano il presidio, è quella di battersi per la tutela della propria salute e per quella dei propri cari.

Quindi questi 3400 euro di multa non sono altro che 3400 frecce scagliate contro la partecipazione degli individui, contro chi rifiuta di accettare che la logica del profitto, cui il potere politico risulta sempre più palesemente asservito, sia anteposto a qualsiasi cosa; scagliate contro donne e uomini che pensano a possibilità altre di convivenza, basate non sulla gerarchia e l’asservimento ma sulla visione condivisione sia dei problemi che delle relative soluzioni.
Ci teniamo a dire che non un passo indietro sarà fatto, ogni intimidazione sarà rispedita al mittente e, nonostante le speranze di chi può aver pensato di colpire la nostra lotta afferrandoci per il portafoglio, che quest’ultima non si ferma; c’è però bisogno che alle nostre voci si affianchino tutte quelle di quanti pensano che sia legittimo e doveroso lottare contro le decisioni criminali che i professionisti della politica pensano di poter precipitare sulle teste degli individui impunemente ed in virtù di una delega in bianco ricevuta a mezzo elezioni, che credono nella partecipazione.
La multa è un atto politico, risponderemo con atti politici. Quello che chiediamo a tutti coloro che ritengono importante la lotta per la salute è
di fare pressione sulle istituzioni montatesi e provinciali a finché la multa sia ritirata, ma se così non fosse che almeno i soldi estorti al
presidio vengano utilizzati per finanziare delle serie e doverose analisi su chi da 30 anni respira veleni…analisi che il comune ha sempre evitato di
effettuare…che abbia qualcosa da nascondere?

Per adesioni e solidarietà: presidiopermanentemontale@gmail.com

Tags assegnati a questo articolo: rifiuti, ambiente

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