Che l’Enel non sia esattamente una società modello, lo si sapeva da tempo. Quello che meno si sa sono i moltplici casi di devastazioni ambientali in cui è coinvolta. In occasione dell’undicesima edizione della giornata d’azione globale per i fiumi, la Campagna per la riforma della Banca mondiale [Crbm] denuncia per esempio che la multinazionale italiana fa parte di un consorzio di aziende [spagnole, canadesi e cilene] che vuol costruire cinque dighe nella Patagonia cilena: due sul fiume Baker e tre sul Pascua. I corsi d’acqua, attraversano la regione di Aysen, serbatoio di foreste dalla biodiversità unica al mondo, che verrano abbattute per permettere il trasporto dell’energia prodotta verso le grandi città del nord del Cile.
Le dighe provocheranno la formazioni di laghi artificiali che peserà sugli ecosistemi e sull’agricoltura, principale risorsa delle popolazioni locali.
Per protestare contro questo progetto, ma anche contro quelli che riguardano molti altri paesi, oggi si svolge una mobilitazione globale in tutto il mondo. «Dopo l’acquisizione della spagnola Endesa, l’Enel inizia con il piede sbagliato il rafforzamento della sua presenza in America Latina», ha dichiarato Antonio Tricarico, coordinatore della Crbm. «Invece di promuovere energie autenticamente rinnovabili e con bassi impatti, come nel caso degli impianti nucleari in Est Europa l’Enel sostiene un modello di sviluppo obsoleto, superato e devastante per il territorio e le comunità locali, mettendo ancora più a rischio la sua immagine–aggiunge Tricarico–E’ ora che il governo italiano, principale azionista di Enel, si prenda le sue responsabilità e sia coerente con gli impegni contratti a livello internazionale per il futuro del pianeta».






