Il futuro della Pemex, la compagnia petrolifera pubblica messicana, è al centro di un acceso dibattito. Settanta anni fa, nel 1938, il Messico decretò la nazionalizzazione dell’industria petrolifera che oggi apporta più del 40 per cento del bilancio nazionale. Ma il governo neoliberista del presidente Felipe Calderon ha tra i suoi piano quello della privatizzazione della Pemex. Durante un discorso tenuto per celebrare la nazionalizzazione, Calderon ha–paradossalmente–invocato l’aumento dei capitali privati nel colosso energetico messicano, che secondo il presidente, sono l’unico modo per rendere reddititizia ed efficace la Pemex anche nel futuro prossimo. Una posizione, quella di Calderon, del tutto contraria sia alle richieste dei sindacati che hanno protestato contro i piani di privatizzazione, sia dalle organizzazioni sociali messicane, che perfino dal moderato Partido de la revolucion democratica, guidato da Andres Manuel Lopez Obrador. I sindacati accusano Calderon di puntare deliberatamente all’indebolimento industriale della Pemex per giustificare la privatizzazione.






