Dopo la Corea del sud, Taiwan e Giappone anche la Russia sta pensando di bloccare temporaneamente l’importazione della mozzarella di bufala per le tracce di diossina ritrovate in alcuni campioni. Per fare il punto della situazione, e scongiurare l’effetto domino, nella tarda mattinata di oggi è stato convocato un vertice al ministero della salute.
L’allarme sarebbe diventato una «psicosi», che alcuni hanno anche paragonato a quella per l’aviaria e per la «mucca pazza». In realtà tutto nasce da un’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Napoli sulle attività della camorra e sullo smaltimento illecito dei rifiuti. I risultati di questa inchiesta, non ancora noti, forse lo saranno entro oggi.
La messa al bando da parte dei paesi asiatici sarebbe «una bolla mediatica» secondo il generale Saverio Cotticelli, comandante dei carabinieri per la tutela della salute [Nas] che ha assicurato: «non ci risultano mozzarelle ferme alla dogana in Giappone. Dobbiamo essere seri e aspettare i risultati delle analisi, perché finora tutto è basato su ipotesi, su teoremi».
Per difendere uno dei prodotti del «made in Italy» più famosi nel mondo, quindi i produttori il cui fatturato annuo supera i 300 milioni di euro, il Codacons ha annunciato di voler avviare una class-action «in relazione ai danni economici subiti dai produttori di mozzarella di bufala, come noto famosa ed esportata in tutto il mondo–ha spiegato il presidente Giuseppe Ursini–L’allarme diossina, infatti ha fatto crollare le vendite addirittura del 60 per cento, determinando danni economici per milioni di euro alle aziende, alla Campania e all’intera nazione».
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