«L’idea di tornare indietro rispetto al lavoro di concertazione che abbiamo fatto per la tratta italiana della Torino-Lione è irresponsabile e pericolosa», così Antonio Di Pietro, ministro delle infrastrutture e leader dell’Italia dei valori ha commentato l’ipotesi di un tracciato alternativo per la Tav in Valle di Susa proposto dal Partito delle libertà. «Il progetto a suo tempo presentato da Rfi–ha spiega Di Pietro–sul piano progettuale senz’altro poteva essere realizzato, così come può essere realizzato qualsiasi piano che prevede l’annientamento della popolazione per trovare spazio. Ma questo si faceva nel Ventennio, adesso si usano concertazione e dialogo per trovare un punto d’incontro tra esigenze collettive ed esigenze individuali e soprattutto per rispettare le realtà locali». «Concertazione» e «dialogo» che però non ci sono mai stati, hanno sempre ribadito i valsusini che domenica, in 1500, hanno formalizzato l’atto d’acquisto collettivo di un lotto di 1251 metri quadri a Chiomonte [Torino], dove dovrebbe sbucare uno di tracciati ipotizzati, con l’obiettivo di allungare i tempi degli espropri e garantirsi «un posto in prima fila quando» quando inizieranno i lavori.






