Exporre cosa?

Alzi la mano chi ancora crede che le Olimpiadi, i mondiali di calcio, gli Expo universali e altri simili mostri abbiano un effetto positivo sulla vita nelle città, il benessere dei cittadini, l’occupazione, l’ambiente. Ehi, laggiù, ti ho visto, tu che hai alzato la mano da solo, chi sei? Confessa. Sei un assessore? Uno speculatore edilizio? Un pubblicitario al servizio degli «sponsor»? Un manager sportivo? Ti abbiamo scoperto: non sei di sicuro una persona normale. Ad esempio un romano reduce da due tremende esperienze: le Olimpiadi del 1960 [governate da Giulio Andreotti] e i Mondiali di calcio di trent’anni dopo [gestiti da Luca Cordero di Montezemolo]: in tutti e due i casi, si è trattato di enormi occasioni di spesa pubblica incontrollata e inutile, e soprattutto hanno innescato quell’enorme «sviluppo edilizio» e quella viabilità «moderna», che hanno fatto della città un ingorgo senza parcheggi e un blob di cemento senza senso. Vogliamo parlare di Torino e dei suoi fantastici impianti per le Olimpiadi invernali?
E cosa succederà a Milano, se disgraziatamente la città «vincerà» l’assegnazione dell’Expo universale? Che cosa «exporrà», la capitale lombarda? Il suo liberismo infelice, che ha tramutato il centro in un luogo anti-umano, e il suo hinterland in un inferno d’asfalto, in una «villettopoli» senza fisionomia, in un campo di battaglia tra centri commerciali, alta velocità ferroviaria e capannoni industriali?
Noi non siamo perché le Olimpiadi si facciano a Lhasa e non a Pechino. O l’Expo a Smirne invece che a Milano. Siamo per l’abolizione di questi residui di un grande futuro che, come diceva Flajano, è dietro le nostre spalle. Costruire la Tour Eiffel, per l’Expo parigino d’inizio Novecento, aveva in sé tutto l’ottimismo della civiltà del ferro e del petrolio, allora in piena pubertà. Oggi è meglio fare milioni di micro-Expo della nostra volontà di salvare il pianeta da noi stessi. Costa anche meno.

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