La favola degli inceneritori miracolosi

Continua a tenere banco nel Lazio il tema dei rifiuti, diventato l’arma impropria per accendere il clima politico-elettorale, al di là del merito delle questioni in discussione. Così, i quotidiani rispolverano la relazione presentata, a fine febbraio, dalla Commissione d’inchiesta parlamentare sul ciclo dei rifiuti. E ne traggono, impropriamente, articoli allarmati per il fatto che, anche nel Lazio, mancherebbero gli impianti [cioè gli inceneritori]. E la colpa, secondo il Pd, sarebbe della Sinistra che dice sempre no, come nel caso del progetto dell’inceneritore ad Albano, in provincia di Roma [il quarto nella regione], che in questi giorni ha avuto il parere negativo dagli uffici dell’assessorato regionale all’ambiente. Al di là che è un parere meramente tecnico, come dimostra il fatto che lo hanno dato gli stessi uffici che, in passato, hanno approvato l’inceneritore romano di Malagrotta e il raddoppio di quello di San Vittore [Frosinone]. Ma, nel merito, di inceneritori nel Lazio ce ne sono già tre, mentre la raccolta differenziata è ferma all’11 per cento. «Ci accusano di aver fatto perdere l’incentivo governativo di 200 milioni di euro per l’inceneritore di Albano – risponde oggi Patrizia Sentinelli, coordinatrice della Sinistra arcobaleno di Roma – Ma la truffa dei Cip6 non esiste più e le strette deroghe previste riguardano impianti già autorizzati». Nel merito, nessuno ha ancora dimostrato che è più vantaggioso ed economico l’incenerimento rispetto alla raccolta differenziata e al riuso dei materiali.

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