Centinaia di braccianti nicaraguensi hanno sporto denuncia contro la International Finance Corporation [Ifc], istituzione affiliata alla Banca mondiale, per aver concesso un prestito miliardario a un grande zuccherificio nazionale nonostante il suo lungo «curriculum» di violazioni in campo sanitario, ambientale e del diritto del lavoro.
«La compagnia – la ‘Nicaragua Sugar Estates Limited’, di proprietà della famiglia Pellas – ha ignorato l’impatto ambientale e umano delle sue operazioni» ha detto al Nuevo Herald Kris Genovese, avvocatessa del Center for international environmental law di Washington, che assiste legalmente i 700 querelanti, provenienti dai dipartimenti di Leon e Chinandega. Genovese ha spiegato che i ‘campesinos’, adibiti al taglio delle canne da zucchero, hanno sofferto per anni di insufficienza renale cronica probabilmente dovuta all’uso di pesticidi che hanno anche contaminato falde acquifere e terre fertili. Il tutto senza che l’azienda, intenzionata ad ampliare le sue attività e costruire un impianto per la fabbricazione di bio-combustibile etanolo – notificasse alla popolazione locale gli studi di impatto ambientale dopo averlo ufficialmente promesso. La querela, lunga 29 pagine, segnala, tra l’altro anche «attività di rappresaglia» contro i lavoratori decisi a costituire un sindacato e il mancato pagamento delle pensioni di indennità promesse alle vittime di insufficienza renale o alle loro famiglie.
Lo scorso autunno, con una sentenza già definita storica, l’azienda americana Dole Food Co. Inc. era stata condannata da un tribunale di Los Angeles a risarcire per danni sei braccianti nicaraguensi resi sterili dal pesticida Nemagón, elaborato a base di Dibromo Cloro Propano [Dbcp], usato largamente nelle piantagioni di banane del paese centroamericano, nonostante fosse stato bandito alla fine degli anni ‘70 negli Stati uniti.






