La ciotola di riso della Banca mondiale

La crisi mondiale innescata dall’aumento dei prezzi dei cereali è arrivata sulla scrivania di Robert Zoellick, presidente della Banca mondiale ed ex ministro statunitense per il commercio estero. Il boss della Bm, in un incontro a Washington con i vertici della Banca, ha esposto un pacchetto di misure di emergenza per cercare di arginare la crisi agricola e sociale che sta spazzando molti paesi del sud del mondo. Il pacchetto di Zoellick, approvato dai vertici della Bm, prevede uno stanziamento di 10 milioni di dollari per Haiti, dove le rivolte per la fame sono state più cruente, e il raddoppio dei fondi per i progetti rurali africani. Zoellick, uno dei promotori dei fallimentari accordi di Doha per la liberalizzazione del mercato agricolo internazionale nell’ambito della Wto, si è reso conto che «se non si interviene rapidamente, almeno 100 milioni di persone rischiano di essere spinte dall’aumento dei prezzi alimentari sotto la soglia di povertà». In realtà, i numeri sono molto più drammatici, dato che l’aumento del prezzo dei cereali e soprattutto del riso [cresciuto del 70 per cento nell’ultimo anno] colpiscono le fase sociali più deboli dei paesi del sud del mondo. Quelli dove l’agricoltura familiare è la base della sussistenza per centinaia di milioni di persone. Solo in India, il secondo produttore mondiale di riso, l’agricoltura sostiene il 70 per cento della popolazione, circa 700 milioni di persone. Zoellick ha anche chiesto ai paesi ricchi di rispondere all’appello del Programma alimentare mondiale [Pam], l’agenzia dell’Onu che interviene in caso di crisi alimentari. Nelle casse del Pam mancano almeno 500 milioni di dollari e le scorte di emergenza sono al minimo storico.
Simile l’allarme dell’altro corno del binomio liberista. Il presidente del Fondo monetario internazionale, il francese Dominique Strauss-Kahn, ha detto che le speculazioni e le tensioni sul fronte dei prezzi dei generi alimentari primari [riso, grano, soia] rischiano di «alterare i mercati» mondiali, già molto fragili per le ripercussioni della crisi finanziaria dei mutui statunitensi. Nel summit di primavera del Fmi, Strauss-Kahn ha ricordato che le tensioni per il cibo «conducono alla guerra» e quindi ha chiesto ai paesi del Fondo di fare di più pre lanciare una sorta di New Deal globale per l’emergenza cibo. Ciò che tanto Zoellick quanto Strauss-Kahn fanno finta di dimenticare è che sono state proprio le politiche liberiste della Bm e del Fmi ad accentuare la crisi. Da anni, i progetti agricoli della Bm nel sud del mondo sono orientati a privilegiare le colture per l’esportazione a scapito di quelle destinate al consumo interno. La Bm, inoltre, ha finanziato molti progetti di sostituzione di colture alimentari con quelle destinate alla produzione di «agrocarburanti». Secondo molte analisi, una delle cause della crisi attuale è proprio la riduzione della superficie agricola mondiale, innescata anche dallo sviluppo delle colture destinate a usi industriali. Il Fmi, poi, ha orientato la maggior parte dei suoi interventi nei paesi del sud del mondo, a favore della meccanizzazione agricola e, ancora una volta, dell’export e di «riforme strutturali» che nel settore agricolo hanno comportato la fine di centinaia di migliaia di piccole aziende familiare, le uniche–secondo i movimenti contadini internazinoali riuniti nel network di Via Campesina–a poter garantire la sussitenza e la sovranità alimentare deipaesi del sud del mondo.
Il 17 aprile è la giornata internazionale della terra e Via Campesina, nell’appello mondiale di mobilitazione, ricorda come Fmi, Bm e Wto siano responsabili, con le loro politiche agricole orientate alla sovranità del mercato, della crisi in corso. Qualsiasi misura, come quelle presentate da Zoellick, che non tocchi la macroeconomia del mercato agricolo mondiale è destinata solo ad alleviare l’emergenza. Sperando nella prossima buona annata di raccolti.

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