Sei mila litri di acqua al secondo per le miniere

A Salta, in Argentina, i movimenti locali si oppongono al progetto della multinazionale mineraria Bhp Billiton, che prevede di esportare l'acqua in Cile.

Viene dall’Argentina, e precisamente da Salta, ricca città turistica del nord ovest, il progetto di pompare sei mila litri di acqua al secondo verso le miniere cilene nell’ambito delle attività estrattiva della Bhp Billiton. Le imprese hanno sostenuto che «si tratta di un piano che permetterà di dare compimento al Trattato sull’integrazione mineraria firmato tra Cile e Argentina, dando espansione all’industria mineraria in Cile». Nel comunicato si legge anche che «sebbene l’acqua sotterranea potrebbe avere usi agricoli, agroindustriali e industriali, la priorità è garantirne l’utilizzo per le attività minerarie». Il che suona paradossale, in una regione dove le attività economiche principali sono il turismo e l’agricoltura. La provincia di Salta è famosa per alcuni parchi naturali, come la riserva di cactus giganti a poche decine di chilometri dalla città e il percorso di canyon della Quebrada del obispo. Nella regione c’è anche il sito archeologico di Quilmes e vasti vigneti che producono alcuni tra i vini bianchi più apprezzati di tutta l’Argentina.
«Un progetto folle – ribattono le associazioni e i comitati territoriali argentini – Che prosciugherà le falde acquifere della zona interessata–nel cui raggio si trova il vulcano Socompa–costruirà enormi infrastrutture e distruggerà l’equilibrio idrogeologico per sprecare quantità impressionanti di acqua nell’estrazione mineraria, una delle attività più contaminanti».
Il progetto, messo in atto nel nord-ovest del paese, non lontano dal confine con la Bolivia, porterà in 20 anni alle imprese un reddito di 5.700 milioni di dollari. La settimana scorsa sono emersi i primi dettagli sul piano, elaborato anni fa dall’impresa cilena El Alamo per risolvere il problema della carenza d’acqua per le attività minerarie nella regione di Antofagasta. Il progetto prevede la costruzione di 80 pozzi e di un acquedotto che attraverserà l’altipiano andino per mettere in comunicazione Salta con la pianura cilena.
Già alla fine del 2007 hanno preso il via le perforazioni nelle zone di Quebrada del Agua, Laguna Socompa, Salar de Llullaillaco e Salar de Río Grande, a poca distanza dal versante andino che divide Salta da Antofagasta. I 6 mila litri al secondo che il progetto prevede di prelevare nel bacino idrico argentino causeranno prevedibilmente il prosciugamento delle risorse idriche della zona, come già accaduto con le falde cilene di Punta Negra y Monturaqui, ad Atacama, prosciugate dal prelievo per utilizzo minerario effettuato dalla colosso del rame La Escondida, la cui concessione è nelle mani della Bhp Billiton.
Nel febbraio scorso la Segreteria per le risorse idriche ha disposto la cessazione delle perforazioni. Tuttavia, a causa di una risoluzione firmata dal Ministero argentino delle attività produttive secondo cui nella zona interessata dagli scavi «risultano autorizzare le valutazioni idrogeologiche volte a cercare risorse idriche da impiegare nell’industria mineraria, agricola ed agroindustriale», l’organismo ha dovuto revocare il provvedimento. Ciononostante, la lista di irregolarità commesse dalle imprese coinvolte nel progetto si allunga di settimana in settimana.
Al momento il progetto è sottoposto alla revisione ed approvazione della Uniren, l’Unità di revisione dei contratti a cui spetta l’ultima parola. Le autorità della Provincia hanno assicurato che non permetteranno che l’acqua argentina sia portata in Cile, e hanno spiegato il rifiuto con il fatto che nessuna legge nazionale o provinciale prevede la possibilità di esportare acqua.
Al progetto sarebbe interessata anche la canadese Barrick Gold, titolare in Cile di diverse concessioni di sfruttamento minerario. Per le miniere del Veladero e di Pascualama ha dichiarato – probabilmente al ribasso – di aver bisogno per le lavorazioni di almeno 500 litri di acqua al secondo. Le associazioni ambientaliste e i movimenti sociali della provincia di Salta hanno già annunciato che si opporranno al progetto con qualunque mezzo.

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